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Criptovalute: la guida completa

Cosa sono le criptovalute? Come si utilizzano, dove si acquistano e come si fa trading con questo nuovo strumento?

In questa guida completa scopriremo tutto quello che c’è da sapere sulla moneta digitale

Come la criptovaluta plasmerà il nostro futuro è un’incognita che desta entusiasmo, ma anche preoccupazioni.

Entusiasmo e preoccupazione sono dovuti alla stessa natura e alle caratteristiche delle criptovalute. 

Impariamo a conoscerle meglio, quando sono nate, come si utilizzano, i rischi e soprattutto come usare e fare trading con questo nuovo strumento. 

Cosa sono le criptovalute

Il termine “criptovaluta” nasce dall’unione di cripto e valuta, tale abbinamento è dovuto al fatto che le criptovalute sono delle vere e proprie valute “nascoste”.

Il termine nascosto, appunto “cripto”, deriva dal fatto che tale forma di valuta è visibile ed usabile solo se si conosce un determinato codice la cui soluzione è nella crittografia

Il codice informatico in termini tecnici equivale alle “chiavi di accesso” e sono due: una pubblica e una privata. 

Il codice è conosciuto solo al sistema entro cui si muove e funziona con il sistema blockchain.

Blockchain è l’altra parola magica che si lega alle criptovalute e tra poco ne parleremo.

Ci sono criptovalute che sono in grado di nascondere mittente, destinatario e valore della transazione pure ai terzi che fanno parte dei blocchi della blockchain. 

Ecco come appare solitamente il codice di crittografia che rende il sistema robusto però d’altra parte anche molto sicuro.

Criptovalute

Perché nascono le criptovalute?

Nascono inizialmente per essere un’alternativa ai metodi di pagamento, ma dopo pochissimo ci si accorge del loro grande potenziale: poter diventare vere e proprie valute alternative.

Ad oggi vi sono quasi più di 2.000 criptomonete, tuttavia prestate attenzione.

Oltre a diverse offerte di monete rivelatesi poi truffe solo alcune, in realtà poco più di dieci, sono veramente interessanti.

Tra le classificazioni delle criptovalute ve n’è una spesso poco nota.

 La moneta virtuale viene infatti suddivisa in:

  • chiusa
  • unidirezionale
  • bidirezionale

Questa differenza tra valuta chiusa o non, dipende strettamente dalla sua possibilità di scambiarla o con beni e/o servizi acquistabili o con la moneta a corso legale, detta anche valuta ufficiale o “moneta fiat”.

Più avanti infatti analizzeremo la differenza tra criptovaluta e moneta legale.

Il bitcoin, la criptovaluta più famosa e affidabile, ad esempio, è una moneta virtuale bidirezionale in quanto può essere facilmente convertita con le principali valute ufficiali e viceversa. 

Una moneta chiusa, a differenza della bidirezionale, può essere impiegata per acquistare solo beni e servizi virtuali, si pensi ai gettoni nei giochi virtuali. 

L’unidirezionale infine permette la possibilità di essere scambiata con beni e servizi virtuali e reali ma non in moneta fiat.

Nell’immagine in basso estratta dalla Consob sono rappresentate le 3 diverse classificazioni e le differenze.

Criptovalute

Prima di proseguire nella scoperta delle criptovalute è bene precisare che come dichiara la Consob, le criptovalute:

  • non hanno corso legale in quasi nessun Paese; 
  • l’accettazione come mezzo di pagamento avviene solo in forma volontaria;
  • non sono regolate da enti centrali governativi. L’emittente le controlla e amministra secondo le proprie regole.

Le criptomonete, come il Forex, vengono scambiate su mercati non regolamentati

Sono mercati senza regole e senza organismi di vigilanza

Sono così molti di più i rischi, dovete fare perciò molta attenzione e non operare in maniera superficiale. 

I mercati non regolamentati hanno maggiori rischi di manipolazione, maggiori costi di transazione e chiaramente anche molta meno trasparenza.

Ovviamente in tutto questo alcuni Stati, come l’Uruguay, sotto il proprio controllo hanno deciso di testare l’uso delle criptovalute.

Invece altri Stati guardano con interesse ai possibili utilizzi, ma ancora sono cauti e impegnati nelle analisi e valutazioni di questo strumento.

Per esempio in Russia e Vietnam i bitcoin sono vietati.

Ad oggi l’uso prevalente delle criptomonete è sia per fare trading sia per l’acquisto di beni e servizi e negli scambi in modalità peer to peer, ovvero tra pari.

Lo scambio avviene infatti tra due dispositivi direttamente senza la necessità di intermediario. 

Negli ultimi anni inoltre sono nati anche diversi strumenti derivati che hanno come sottostante le criptovalute. 

Questi derivati possono essere scambiati come i tradizionali derivati.

I derivati sulle criptovalute sono molto molto rischiosi perciò fate veramente attenzione. 

Non a caso l’autorità britannica di tutela del mercato ha avanzato la proposta di vietarne la negoziazione.

Ma non aspettiamo oltre e scopriamo le caratteristiche che rendono “disruptive” le criptovalute.

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Caratteristiche uniche

La caratteristica principale e distintiva, nonché anche tra le più critiche, è nella non esistenza in forma fisica, per questo si dice virtuale e viene scambiata solo per via telematica.

Cosa significa?

Significa che a differenza delle altre monete non ci sono in circolazione banconote o spiccioli materiali con il conio della criptovaluta.

Negli ultimi tempi sono nati strumenti per cambiare e prelevare con lo scambio di criptovalute denaro contante, proprio come gli ATM. 

Ciò è dovuto soprattutto per le criptomonete meno diffuse al fine di agevolare la circolazione e guadagnare, da parte di molti, sulle transazioni.

Come vedremo questa incorporeità fisica le rende particolarmente diverse dalle monete reali.

Ciò nonostante molti concetti tipici usati per le monete a corso legale sono validi anche per le criptovalute che infatti si mettono in un portafoglio digitale o wallet elettronico simile a quello “analogico”.

Gli elementi immancabili nella struttura di una criptovaluta sono:

  • un “protocollo” ossia le regole o il codice informatico che indica come i partecipanti possono fare le transazioni;
  • un “libro mastro” che usa la tecnologia distributed ledger o blockchain che conserva immodificabilmente tutta la storia delle transazioni;
  • una rete decentralizzata di partecipanti.

La rete è un elemento unico che desta sia molte possibilità per l’uguaglianza negli scambi e nell’accesso, ma anche tante altre numerose criticità legate al suo controllo.

Per ogni azione dei partecipanti la distributed ledger si aggiorna in base a come è regolamentata la singola criptovaluta dal suo protocollo.

Le principali caratteristiche delle criptovalute sono:

  1. esistono solo online: nei computer o in alcuni siti internet che offrono un servizio di compra-vendita di queste criptovalute;
  2. il sistema decentralizzato: non esiste una banca centrale che si occupa di “stampare” il denaro, controllarne il flusso, e così via come avviene per le monete a corso legale;
  3. anonimato e crittografia: ogni utente possiede un codice particolare che non è a lui riconducibile a meno che lui non lo renda pubblico, spesso viene detto, che più che anonime sono pseudonime. Alcune criptovalute consentono un livello di anonimato più alto. Queste caratteristiche in parte ne hanno decretato il successo e, ahimè, l’uso per attività illecite;
  4. numero limitato: la maggior parte delle criptovalute ha un numero “limitato” di moneta che può essere “prodotta” proprio a causa della loro struttura di base.
  5. sicurezza: le transazioni sono estremamente sicure grazie al sistema della blockchain;

Dalla prima criptovaluta creata, il bitcoin, è in parte nel tempo venuto meno il presupposto della decentralizzazione come infatti vedremo più avanti spiegando la struttura alla base delle criptomonete, la blockchain. 

In termini finanziari e soprattutto in una logica di investimento e trading se ci fermiamo un momento ad analizzare questo strumento ci accorgiamo di come più che al Forex le criptovalute hanno più somiglianze con le materie prime, uno tra tutte l’oro. 

Approfondiamo questo discorso nel prossimo paragrafo scoprendo quali sono le differenze con le monete a corso legale e più “tradizionali”.

Moneta legale e criptovalute

La somiglianza appena accennata delle criptovalute alle materie prime ci permette di spiegare le differenze che le cripto hanno rispetto alle monete a corso legale.

La somiglianza con materie prime, come oro, e meno alle monete legali, deriva dal fatto che l’andamento delle criptovalute non è legato alla performance dell’economia di un particolare Paese, ma da diversi e spesso incontrollabili fattori.

Inoltre tassi di interesse e politiche monetarie che possono influenzare il Forex non si presentano per le criptomonete.

Ancora di nuovo proprio in virtù di quella decentralità che dovrebbe governare l’intero sistema. 

Infine, è molto frequente che chi possiede cripto non si spaventi di tenerle da parte nel proprio portafoglio/wallet aspettando che il loro valore aumenti e così convertirle in monete tradizionali.

Rispetto alle monete fiat vi sono tre differenze principali e sostanziali.

Il fatto che non sono legate all’andamento e alle politiche di un Paese è la prima differenza con le monete legali.

La seconda differenza è nella fisicità delle monete fiat contro le criptovalute.

Mentre per la terza differenza dobbiamo passare prima attraverso la storia della moneta e delle transazioni, che è molto lunga e risale ai primi scambi degli uomini primitivi individuando la funzione della moneta. 

Dagli oggetti usati come moneta e prima ancora al baratto e ai pagherò. 

E’ stata poi la volta della moneta merce che doveva il suo valore al metallo che conteneva: oro, argento, bronzo tra i molti. 

Oggi abbiamo la moneta “fiat”, no il brand italiano dell’automotive non c’entra nulla. 

Fiat deriva dal latino e sta per “sia fatta”

La moneta fiat è lo strumento di pagamento non coperto da riserve di altri materiali o perché li contiene, come era invece per la moneta merce, è priva così di valore intrinseco (anche indiretto). 

La moneta legale riceve il suo valore da un’autorità, lo Stato, che agisce e fa sì che questa abbia il valore fissato. 

Fino al 1971, per semplificare, il valore delle monete era legato all’oro, il cosiddetto gold standard, che legava il dollaro a tale metallo e che fu abolito decretando la fine della convertibilità e la morte, per ora, del sistema aureo.

Le monete legali hanno 3 diverse funzioni:

  • unità di conto, 
  • mezzo di pagamento comunemente accettato
  • deposito di valore, che garantisce agli utilizzatori di trasferire il potere di acquisto nel tempo.

La prima funzione, unità di conto, non può essere assolta. 

Le criptomonete ad oggi hanno troppa volatilità, anche in un solo giorno possono oscillare di molto.

Usarle come basi per i prezzi dei beni e de servizi è impossibile.

La terza funzione, quella di deposito di valore, coinvolge discorsi più complessi e dunque rimane molto in dubbio che al momento le criptovalute possano assolverla.

Più le cripto verranno usate per pagare beni e servizi più aumenteranno il loro valore, però il loro numero è limitato

A ciò si unisce la considerazione che come le monete merce non hanno una funzione d’uso come per l’oro.

Per la seconda funzione, mezzo di pagamento, sono nate per questo perciò almeno su tale funzione non vi sono ostacoli ad usarla come mezzo di scambio.

Le criptovalute così come le valute attuali richiedono che le parti coinvolte negli scambi possiedano fiducia sia nel sistema monetario che utilizzano, ma anche nella sua definitività, ossia che non ci siano frodi e rischi operativi. 

In questo la criptovaluta va fortissimo proprio grazie al sistema della blockchain.

Mentre un grande punto debole è nella sua potenziale utilità nelle politiche monetarie di supporto alle politiche economiche

Tale punto lo approfondiremo nel focus sui costi e benefici delle criptovalute.

Criptovaluta e moneta digitale

Molto spesso si tende a dare per scontato che criptovaluta e moneta digitale siano la stessa cosa, i due termini possono far cadere in errore perché ci sono alcune differenze.

Le valute digitali a differenza delle criptovalute sono centralizzate e regolate da autorità esterne mentre le criptovalute lo ripetiamo sono decentralizzate e non regolate. 

Le criptovalute hanno per questo maggiore trasparenza e sicurezza grazie alla blockchain, ma risentono di grande volatilità. 

Alle valute digitali, considerando la loro centralizzazione e regolamentazione, guardano in maniera critica le banche.

Da una parte vorrebbero realizzare monete solo digitali delle valute di cui già ad oggi sono emittenti e regolatori, dall’altra temono la concorrenza e la possibile perdita di potere che una valuta decentralizzata e autonoma possa portare. 

Criptovalute

Ma non solo, il settore delle valute digitali fa gola a molti, primi tra tutti i grandi big del tech, possedendo tecnologia e dati partono avvantaggiati. 

Quello dei pagamenti digitali e della moneta in particolare è un settore in grande sviluppo

Pensate che i pagamenti digitali in Cina stanno superando quello di tutte le carte di credito messe insieme.

Storia recente delle criptomonete

La storia delle criptomonete è molto recente ma non per questo meno breve e semplice.

Per andare agli albori si inizia nei lontani anni ‘80 del secolo scorso quando l’americano David Chaum elaborò un algoritmo che restò alla base della crittografia di internet.

L’algoritmo permetteva lo scambio di informazioni tra due parti in maniera sicura e appunto nascosta.

Non contento e creativo di natura David trasferitosi nei Paesi Bassi creò qui “Digi Cash”

Digi Cash era un criptovaluta ma non era decentralizzata come le moderne criptovalute, erano loro a produrla e controllarla, come una piccola banca e forse anche per questo Chaum fu costretto a venderla proprio agli istituti finanziari per poi vederla fallire a inizi anni novanta.

Altro piccolo passo nel settore dei pagamenti digitali lo segnò l’arrivo di PayPal, oggi leader nei pagamenti digitali, così diffusa che in Italia viene presa in considerazione anche al momento della dichiarazione dei redditi.

Fu poi la volta alla fine degli anni ’90 di “e-gold”

Come funzionava? 

Comprava oro dagli utenti e in cambio gli dava la propria “criptovaluta”. 

E-gold consentiva di scambiare e acquistare oro

Le transazioni ammontavano a miliardi di dollari all’anno, tuttavia tanto oro attira i criminali e ben presto e-gold fu presa di mira da molti e diversi hacker e causa di svariate truffe tra cui possibili schemi Ponzi. 

Anche e-gold chiuse tanto presto quanto era nato. 

Ma mentre chiudeva, spuntava il sole misterioso di Satoshi Nakamoto, che il 3 gennaio 2009 lancia “LA” criptovaluta ossia bitcoin, dopo una pubblicazione che ne spiegava il funzionamento l’11 ottobre 2008 e registrava la proprietà sul dominio.

Satoshi Nakamoto è in dubbio se esiste davvero, che sia digitale anche lui? 

Sicuro. 

Il nome si dice sia lo pseudonimo di uno o più sviluppatori di bitcoin. 

Digitale e anonimo come la criptomoneta stessa.

Il nome infatti attribuibile alla lingua giapponese scomposto darebbe “satoshi” che sta per “un pensiero chiaro, veloce e saggio” e “naka” sta per “medium”, “dentro” o “relazione”, infine “moto”, invece, sta per “origine” o “fondamento”. 

Pertanto, il suo nome potrebbe significare “l’origine di un pensiero o uno strumento veloce/saggio” o una combinazione dei significati appena esposti.

In questo il bitcoin nell’essere strumento veloce e chiaro è in parte riuscito nella promessa  nascosta nel suo nome.

Molte sono state nel tempo le indagini per scoprire e svelare la vera identità del primo creatore di bitcoin, ma nessuna ha mai confermato chi fosse e forse gli stessi nomi fatti durante le indagini hanno insieme sviluppato la prima criptovaluta. 

Sarebbe infatti un lavoro troppo ampio per allestirlo tutto quanto da soli e in anonimato. 

Per approfondire la storia del bitcoin, prima vera cripto valuta vi lasciamo questa piccola infografica riassuntiva in basso elaborata da Il foglio.

Come funziona una criptovaluta

Le criptovalute sono dette cripto in virtù di un codice informatico crittografato

Per permetterne il funzionamento si appoggiano su una nuova tecnologia, la famosa tecnologia blockchain.

Tale tecnologia ha il grande punto di forza di essere molto sicura. 

La sicurezza della blockchain ne ha decretato il grande successo e per molti la disruptive che fa clamore, la grande innovazione, è proprio nella blockchain e non tanto nello strumento di una valuta virtuale. 

La sua innovatività ne ha decretato lo sviluppo e l’impiego in numerosi e vasti settori dal mondo non solo dell’economia e della finanza, ma alla pubblica amministrazione fino al settore dell’arte. 

La blockchain consente di operare senza alcun intermediario, come le banche, e in maniera praticamente istantanea, ecco perché per le criptovalute si parla di un sistema decentralizzato

In questo sistema non c’è un soggetto centrale, ma è la rete in sé a garantire la corretta transazione. Non possono esistere criptovalute se non esiste blockchain.

Insomma le nostre criptovalute sono come una delle tante voci di un database che non possono essere cambiate se non forzando il codice. 

Criptovalute

Tutti gli scambi di criptovalute vengono registrati in questo sistema di registrazione basato su specifici algoritmi che tiene traccia delle operazioni fatte e tutti possono consultarlo. 

Nel tempo, ovviamente il registro aumenta la sua lunghezza catalogando ogni movimento.

Le copie identiche della blockchain si salvano su quelli che sono i “nodi” del network. 

I nodi non sono altro che i singoli computer e server detti “miner”. 

I miner solitamente danno priorità alle transazioni con commissioni più alte che sono tali o perché è alto l’importo trasferito o perché si è disposti a pagare di più per far sì che il proprio scambio avvenga più rapidamente.

La necessità di velocizzare lo scambio è dovuto al fatto che le transazioni di criptovalute autorevoli sono molto lunghe, come potete vedere in immagine.

Criptovalute

I lunghi tempi per le continue migliorie si vanno restringendo ma ciò ha comunque generato critiche al sistema e dato origine a diversi fork. 

Per fork si intende un aggiornamento molto importante che richiede il cambio del client e che va a modificare il codice sorgente della criptomoneta. 

Avvengono per generare una nuova forma della criptovaluta già esistente mantenendo però la sua storia in termini di scambi e modifiche sempre appunto inscritta nella blockchain.

Ci possono essere fork hard o soft a seconda della retrocompatibilità della nuova blockchain con la precedente.

Se non è retrocompatibile, hard fork, vi sarà una netta divisione dei due codici sorgente e non saranno possibili scambi di dati fra due blockchain, la vecchia e la nuova. 

Il soft fork consente invece la compatibilità solo se la blockchain vecchia segue le regole della nuova.

Ecco come funziona un fork:

Criptovalute

Ma cosa succede mentre si aspetta la conferma della transazione? 

Lo scambio contiene il codice del portafoglio mittente quello del ricevente e il valore scambiato. 

Una volta avviata viene trasmessa in tutta la rete e tra tutti i nodi che ne terranno traccia.

L’importo di criptovaluta da scambiare è “bloccato” fino a quando non arriva la conferma dell’avvenuta transazione per il lavoro dei miner.

Attenti! Una volta che la transazione avviene essa sarà irreversibile!

In caso di errore non potete spegnere il computer sperando che si blocchi e cancelli tutto.

Ogni utente della rete ha una sua chiave identificativa privata con cui scambia con gli altri utenti. 

La chiave è crittografata e ciò dà sicurezza all’intero sistema.

Però. Se perdete la vostra chiave cominciate a piangere.

Essa consente di spendere e trasferire le criptovalute, se la perdete o la dimenticate, o peggio la rivelate a qualcuno, dovrete dire addio alle vostre valute virtuali e ai soldi investiti.

Ora andremo proprio ad approfondire, è doveroso, cos’è e come funziona la tecnologia alla base del conio delle criptovalute. 

La tecnologia blockchain

Blockchain sta proprio per catena di blocchi

La blockchain e in generale il sistema distributed ledger  funziona come un registro condiviso di dati aperto e distribuito che può memorizzare le transazioni tra due parti in modo sicuro, verificabile e permanente

Ogni scambio viene scritto e impacchettato in questi ‘blocchi’ di dati e inserito all’inizio della catena di dati.

Il blocco una volta avvenuto lo scambio si inserisce sul nostro registro – la blockchain – e costituisce un nodo della lunga catena.

Esso è scritto e si diffonde nel network che lo rende leggibile, come detto, a chiunque fa parte della rete.

I nodi del network sono i partecipanti al sistema.

I blocchi sono i record del registro collegati tra loro da un sistema crittografato, la chiave privata che possediamo e quella pubblica. 

Chi volesse cambiare i dati inscritti si vedrà bloccare i collegamenti crittografati tra i blocchi e venire riconosciuti come fraudolenti dai server della rete. 

Ogni blocco è identificato da un codice e reca in sé: le informazioni delle transazioni e il codice del blocco precedente, così che sia possibile ripercorrere la catena all’indietro, fino al blocco originale e non perdersi mai alcun dato inserito.

Il processo di “mining” delle criptovalute consiste nel controllo delle transazioni più recenti e in seguito dell’aggiunta di nuovi blocchi nella blockchain.

I miners mettono a disposizione potenza di calcolo e server per verificare e confermare l’avvenuta transazione di criptovalute. 

In cambio di questo servizio vengono ricompensati di solito con quote di criptovalute associate alla blockchain sottostante o guadagnando dalle commissioni sulle transazioni, anche per questo danno priorità alle più alte, come già detto. 

Aggiungendo le informazioni fanno “mining” e sono fondamentali per il funzionamento delle criptomonete.

Siccome non vi è un servizio centralizzato, ma sono i singoli miners a catalogare le transazioni si crea un registro decentralizzato e distribuito.

I miners registrano le transazioni verificando gli ordini di entrata e di uscita, l’effettiva disponibilità dei fondi per fare la transazione, la verifica con quelli presenti nello storico delle transazioni precedenti e poi danno la conferma finale che il mittente abbia fatto la transazione con la sua chiave privata.

Le transazioni validate vengono registrate in un nuovo blocco dati e generano il collegamento crittografato con il blocco precedente, risolvendo l’algoritmo complesso, ecco perché sono ineliminabili. 

Il nuovo blocco viene poi condiviso all’intero network che si aggiorna registrando lo scambio svolto, come appunto un registro di cassa tenuto da diversi operatori. 

Se tutti possono fare i miners l’attrezzatura non è però alla portata di tutti. 

Questi moderni minatori, altra analogia con le materie prime, necessitano di attrezzature informatiche costose (per potenza di calcolo e quantità posseduta) e tante ore di corrente elettrica (praticamente questi strumenti devono restare sempre accesi).

Nel tempo sono nati dei piccoli monopoli detti mining pool.

Questi monopoli detti mining pool costituiscono un’importante criticità che ledono la decentralità e democraticità dell’intero sistema.

Pensate che recentemente oltre al fatto che vengono costituite società apposta per il mining molte di queste si stanno spostando nei Paesi dell’est Europa perché lì la corrente elettrica costa molto meno.

Sapete che l’energia elettrica annua necessaria a produrre bitcoin è superiore a quella consumata dall’Irlanda? E aumenterà anche.

Qui in basso vi lasciamo un’infografica utilissima che spiega in maniera semplice e riassuntiva quanto spiegato sul funzionamento della blockchain.

Ma come nasce un progetto per una criptomoneta?

Le ICO

La diffusione delle criptovalute ha portato alla diffusione delle ICO, acronimo di Initial Coin Offering in italiano Offerta Iniziale di Moneta.

Prima di nascere e diffondersi una moneta deve essere coniata e deve esserci ancor prima un certo interesse che ne legittimi la diffusione e l’esistenza. 

Prima di nascere una criptovaluta cerca finanziatori del progetto attraverso le ICO.

Tale pratica consiste nel finanziamento di progetti vendendo una moneta non ancora esistente. 

Chi partecipa e finanzia una ICO ottiene in cambio coin o token del progetto stesso. 

Le ICO sono una variante delle “Initial Public Offering” (IPO) e dell’equity crowdfunding, se in questi si consegnano azioni nelle ICO si consegnano valute virtuali.

A fronte dei molti vantaggi di ottenere a prezzi vantaggiosi la nuova possibile criptomoneta del futuro le Ico presentano 2 rischi principali.

Primo tra tutti quello di truffe per finte o non veritiere ICO. Queste truffe si verificano anche a causa di una regolamentazione lacunosa. 

Secondo il fallimento dello stesso progetto.

Prima di investire i vostri soldi in una ICO accertatevi di valutare: il progetto, il ruolo e le caratteristiche. 

Studiate se opererà con blockchain e se esistono dei token. 

Valutate poi il team e la struttura, e se somiglia ad uno schema piramidale evitatelo. 

Leggete attentamente il white paper contenente gli obiettivi e il funzionamento del progetto.

La Consob attraverso l’immagine in basso ci aiuta a capire al meglio come funziona una ICO.

Tanto oggi si sta lavorando per regolamentare le criptovalute altrettanto si sta lavorando per regolamentare e trovare un quadro normativo adatto per le ICO.

Ma dove vanno a finire le criptovalute scambiate? 

Si ripongono in dei portafogli proprio come se fossero monete normali. 

Scopriamo quanti portafogli ci sono in modo che possiate scegliere quello che reputate per voi più sicuro ma soprattutto più comodo da utilizzare.

Trasformati in un vero trader con il percorso da 0 a finalmente Trader, senza commettere quei terribili (e costosi!) errori che io stesso ho commesso 10 anni fa!

Criptoportafogli

Ogni valuta ha il suo sistema di deposito.

Come abbiamo accennato le criptovalute si ripongono in portafogli virtuali chiamati e-wallet o semplicemente wallet. 

Un wallet è un portafoglio digitale sicuro e vi servirà per memorizzare, inviare e ricevere valuta digitale. 

Quasi ogni criptomoneta ha il suo, ma aprirne uno online può risultare complicato, ma non impossibile. 

Munitevi di molta pazienza e siate pronti con le copie dei vostri documenti, alcuni siti per correttezza li chiedono, ma l’anonimato è preservato. 

A essere sinceri può sembrare un po’ complicato e criptico anche la stessa apertura e spesso ciò disincentiva dal continuare nell’investimento, ma con un poco di pazienza riuscirete ad entrare nel mondo delle criptovalute.

Il wallet è composto da un insieme di numeri e lettere, più che come il portafoglio funziona in maniera simile all’IBAN del conto corrente. 

L’indirizzo ha una lettera iniziale differente a seconda della criptovaluta presa a riferimento (per esempio B per bitcoin). 

Se si vuole operare su più criptovalute si dovrà optare per portafogli detti multicurrency, progettati apposta per gestire più criptovalute.

Sono stati creati nel tempo anche diversi wallet hardware nati proprio per contenere le criptovalute.

Una volta aperto il wallet avrai a disposizione due chiavi differenti: una pubblica e l’altra privata. La chiave pubblica serve per ricevere la valuta denaro. 

Durante una transazione è questa la chiave spedita al mittente. Quest’ultimo, dopo la ricezione della chiave, farà il pagamento in criptovaluta.

La seconda chiave è privata e non dovete mai rivelarla a nessuno se non volete perdere i vostri soldi virtuali, lo ripetiamo perché è davvero importante. 

Quando avete aperto il portafoglio potrete iniziare fin da subito, tempo di processamento permettendo, ad utilizzarlo. 

Per ricevere soldi invece si deve chiedere l’indirizzo di ricezione del wallet da inviare al mittente.

Per pagare è necessario conoscere l’indirizzo di ricezione del destinatario.

Anche qui la velocità dell’operazione dipende sia dalla valuta scelta sia dalla somma. 

Ricordate ogni scambio  è irreversibile, perciò verificate sempre due volte l’importo e l’indirizzo di invio.

I portafogli si articolano in 5 tipi principali:

  • sul proprio desktop
  • dispositivi mobili con o senza app
  • portafogli online, come gli exchange, un po’ meno sicura;
  • portafogli hardware
  • portafogli su supporto cartaceo, il wallet è stampato su carta grazie a due QR code, uno pubblico (per ricevere) e uno privato (per tenere o spendere) .

Tutti e 5 garantiscono l’anonimato e comunque è possibile aprire il proprio wallet su diversi dispositivi.

Se si opera con i conti CFD bisognerà dotarsi di portafoglio solo nel momento in cui si acquistano.

Ma come funziona in pratica?

In pratica se in un wallet si hanno 20 cryptovalute e vogliamo inviarne 5 ad un altro utente tutto dovrà avvenire online. 

Ricevere cryptovalute è semplice, si possiede la chiave pubblica e si effettua la transazione.  Mentre per autorizzare i pagamenti a terzi va inserito il codice privato e segreto. 

Non perdete mai le chiavi di accesso al vostro wallet o l’hardware dove è contenuto o non riavrete mai il vostro deposito. Perderete tutto.

Pensate che un utente ha perso 80 milioni di dollari in bitcoin perché ha perso il suo wallet, una disattenzione che per il valore attuale del bitcoin è estremamente costosa, non trovate?

Per le disattenzione degli utenti ad oggi mancano all’appello 4 milioni di bitcoin tradotto in dollari corrispondono a 40 miliardi. 

Ora che conosciamo la storia, il funzionamento, le differenze e dove conservare le nostre criptovalute, però in sostanza che cosa ci possiamo fare? 

A cosa servono? Come possiamo utilizzarle? 

In parte abbiamo risposto all’inizio dando la definizione di criptovaluta e distinguendo tra le tre diverse tipologie: chiusa, unidirezionale e bidirezionale, ma scopriamo come usarle e più avanti come fare trading in criptovalute.

Come usare le criptovalute

Le criptomonete nascono come strumento di pagamento e infatti permettono di fare pagamenti tra privati o trasferimenti di denaro. A seconda della criptovaluta si possono acquistare beni e servizi solo virtuali o anche fisici. 

In quanto valuta e strumento finanziario non è sbagliato considerarle come un asset e ciò apre alla possibilità di trattarle come il Forex o le azioni, indici e commodities cui abbiamo visto assomigliano molto. 

In questo modo è possibile utilizzarle come strumento per fare trading avvalendosi dei broker online come avviene appunto per altri asset finanziari.

Ci sono 2 modi per scambiare criptovalute:

  • Rivolgersi agli exchange
  • Fare trading scambiando attraverso i CFD o contratti per differenza.

Essendo delle valute per poter utilizzarle ci si rivolge a degli “exchange”, siti dove è possibile comprare e vendere diversi tipi delle criptovalute esistenti o scambiarle con denaro reale.

Nella scelta degli exchange prestate attenzione:

  • alle commissioni 
  • al rischio di cyber furti

Fate le vostre transazioni e depositate il ricavato su un wallet che sia esterno all’exchange e di cui avrete fatto copie di backup.

Scegliete wallet esterni all’exchange sia per un discorso di sicurezza sia perché spesso i conti degli exchange hanno una dimensione massima limitata. 

E come potete vedere dall’immagine gli attacchi hacker sono veramente distruttivi e annienterebbero tutto il vostro deposito.

Operando con gli exchange comprate l’asset.

Ma come funziona un exchange? 

Funziona proprio come un exchange fisico: comprate (scambiate) banconote in euro per ricevere le sterline, dollari, franchi in banconota o moneta che resteranno nel vostro portafoglio. 

In questo caso però il portafoglio – wallet è in digitale e al posto di dollari o euro riceve cripto.

Al momento gli exchange migliori per le criptovalute sono:

  • Livecoin.net
  • Coinbase
  • Bittrex
  • Kraken
  • Changelly
  • Gemini
  • Cryptopia
  • Poloniex

Ognuno di questi ha delle specifiche caratteristiche e servizi scegliete in base all’utilizzo e alla dimestichezza che avete in modo da tagliare i costi ed operare in maniera agevole e non fare errori.

Non tutti gli exchange trattano tutte le criptovalute esistenti ed alcuni come Cryptopia o Gemini scambiano le criptovalute con solo alcune valute a corso legale.

Per il trading con le criptovalute e i CFD più avanti troverete un intero paragrafo dedicato. 

Una volta scelto l’exchange bisogna iscriversi per poter iniziare ad operare, l’exchange può richiedere anche di fornire copie dei documenti per sicurezza.

Una volta iscritti, aperto il proprio wallet, è possibile acquistare dall’exchange la criptovaluta preferita.

Questa verrà trasferita dietro il pagamento di valute a corso legale nel vostro wallet e lì conservata fino a che voi non deciderete di usarla o scambiarla.

Tassazione e regime fiscale di una valuta digitale

Ma che tipo di tasse si pagano?

Che siano esenti da tasse non lo abbiamo neanche ipotizzato, ma a quale regime fiscale sono sottoposte?

Di fronte a misure politiche che vogliono introdurre tasse sui prelievi in contanti e sull’uso di questo che tipo di tassa pagano le criptovalute?

Sicuramente se trattate o avete intenzione di trattare con queste valute vi siete posti il problema.

Non sono monete ancora legali quindi dovremmo pagare la tassa sulle plusvalenze pari al 26%?

Riconoscendogli e classificandoli come puri strumenti finanziari?

La risposta è “Ni”.

E quale regime vi si applica poi?

A queste domande vista la novità delle criptovalute sono cominciate ad arrivare risposte regolamentari solamente nel 2013 e fino al 2015 tutti gli Stati europei amministravano e regolamentavano a loro modo le criptovalute. 

Un “ordine sparso” come riconosciuto da Agenzia digitale dovuto a Paesi, ma anche singoli cittadini, che considerano le criptovalute beni immateriali e Paesi che li considerano denaro. 

Considerando le criptovalute beni immateriali esse devono essere assoggettate all’Iva ma se li si considera tali sorgono invece molte e tante difficoltà per chi invece non li considera altro che una valuta come ad esempio i dollari.

Se vengono poi considerati valute il regime fiscale e la stessa Iva imponibile cambiano.

E’ questo il grande dubbio: sono beni immateriali o valute?

Nel tempo si è cercato di rispondere e la risposta sappiamo non sarà definitiva.

Anche il nostro Paese ha scontato tale ritardo e così alcuni operatori hanno dovuto utilizzare giurisdizioni estere come Regno Unito e Finlandia dove vi erano norme più chiare e precise.

L’Agenzia delle Entrate italiana si è pronunciata sulle criptovalute nel 2016 per il regime d’impresa e solo nel 2018 per i semplici cittadini.

Ma a quali decisioni e regolamentazioni si è arrivati?

La prima a regolamentare le criptovalute è stata la Corte di Giustizia dell’Unione Europea che il 22 ottobre 2015 ha con sentenza (sulla causa C-264/14) dato una definizione di criptovaluta e assimilandola al denaro e comunque non come bene immateriale.

Qui di seguito la definizione di criptovaluta emersa dalla sentenza:

 “una valuta virtuale può essere definita come un tipo di moneta digitale, non regolamentata, emessa e controllata dai suoi sviluppatori e utilizzata ed accettata tra i membri di una specifica comunità virtuale. La valuta virtuale «bitcoin» fa parte delle valute virtuali «a flusso bidirezionale», che gli utenti possono acquistare e vendere in base ai tassi di cambio. Tali valute virtuali sono simili ad ogni altra valuta convertibile per quanto riguarda il loro uso nel mondo reale. Esse consentono l’acquisto di beni e servizi sia reali che virtuali. Le valute virtuali sono diverse dalla moneta elettronica”

Leggi e tasse in Italia

Il nostro Paese offre un quadro normativo sufficientemente chiaro. 

La definizione di criptovaluta si trova prima nella risoluzione dell’Agenzia delle Entrate 72/E del 02/09/2016 che definisce il bitcoin come valuta o criptovaluta alternativa a quella a corso legale.

Poi il D.lgs 25/5/2017 n. 90 si formula in maniera estesa la definizione della valuta virtuale quale:

“la rappresentazione digitale di valore, non emessa da una banca centrale o da un’autorità pubblica, non necessariamente collegata a una valuta avente corso legale, utilizzata come mezzo di scambio per l’acquisto di beni e servizi e trasferita, archiviata e negoziata elettronicamente”

Il regime fiscale è invece regolamentato a seconda del soggetto che tratta le criptovalute se in regime di impresa o non. 

Nello specifico sono 3 le delibere definitorie:

  • la Risoluzione Agenzia Entrate 72/E del 2/9/2016 per contribuenti in regime di impresa
  • la Risposta Agenzia Entrate ad Interpello 956-39/2018 per contribuenti non in regime di impresa
  • la Risposta Agenzia Entrate ad Interpello 903-47/2018 sempre per contribuenti non in regime di impresa

Per i soggetti in regime di impresa le criptovalute sono assimilate alle valute estere.

Con questa classificazione vanno contabilizzate tutte le operazioni in criptomonete

Si può usare la contabilità plurimonetaria, la differenza di cambio dei saldi sono a fini fiscali rilevanti, nella determinazione degli utili e delle perdite le cripto/ICO si intendono movimentate secondo criterio LIFO, e così via. 

Per una dettagliata definizione degli obblighi normativi e fiscali per chi opera in regime di impresa consigliamo di approfondire la materia sul TUIR del 2019 e le sentenze prima esposte. 

Inoltre nella redazione del bilancio d’impresa non esistendo ancora una voce riconosciuta è bene consultare e mantenersi aggiornati con quanto norma il codice civile e l’Unione Europea.

Per i soggetti non in regime di impresa, privati, enti senza scopo di lucro insomma per tutti gli altri, le criptomonete e le ICO sono anche qui assimilate a valute estere

Le conseguenze di queste definizioni comportano per il singolo che:

  • gli utili o le perdite che si realizzano con le criptovalute, con le ICO tenute nel wallet e presso gli exchanger o altri depositari vanno espresse nel modello Unico se nell’anno solare la giacenza complessiva in aggiunta alle altre valute estere, tipo dollari, è stata maggiore di 51.645,69 euro e per almeno 7 giorni lavorativi continui. Se si supera la soglia di giacenza bisogna indicare tutti gli utili e perdite delle operazioni fatte nell’anno solare anche se precedenti alla data in cui la soglia è stata superata(circolare ministeriale n. 165 del 24.6.1998) e se derivano da contratti a termine;
  • Qualora non si superi la giacenza di cui al punto precedente, tutti gli utili e le perdite sono fiscalmente irrilevanti e non dovranno essere dichiarate o tassate.

Ci sono 4 diversi tipi di scambio di criptovalute che possono dare utili o perdite e sono:

  1. cripto/cripto,
  2. cambio cripto/fiat,
  3. cripto/altra attività finanziaria, ad esempio vendo cripto e compro oro.
  4. Il prelevamento da conto per acquisto beni / servizi.

Gli utili generati verranno poi tassati come plusvalenze e dunque al 26%, l’entità della plusvalenza andrebbe calcolata, dice l’Agenzia delle Entrate, tenendo conto delle quotazioni sulle principali piattaforme web di scambio e conversione. Di nuovo il riferimento è la risposta 956-39/2018.

La determinazione degli utili e delle perdite delle criptovalute o delle ICO vanno movimentate come per le imprese con il criterio LIFO;

Non è dovuta l’IVAFE sugli importi detenuti in wallet e presso gli exchangers perché l’IVAFE si applica esclusivamente ai depositi, libretti e conti correnti di natura bancaria detenuti all’estero (ed i wallet ed i rapporti presso gli exchangers non integrano il presupposto giuridico)

E’ obbligatorio compilare il quadro RW se non si vuole incorrere in pene per evasione fiscale: 

  • Se le cripto/ICO sono detenute in wallet, indicando il controvalore delle criptovalute/ICO al cambio al 31/12, dato che, per questo quadro, le cripto/ICO sono considerate attività finanziarie estere detenute fuori dal circuito degli intermediari finanziari residenti (richiamo alla circolare 23/12/2013 38/E paragrafo 1.3.1 e all’obbligo di compilazione del quadro RW);
  • Se le cripto/ICO (cioè le attività finanziarie estere) sono detenute all’estero (exchangers esteri).

Ne emerge così un quadro di regolamentazione abbastanza complesso che bisogna valutare nel momento in cui si inizia ad operare con le cripto, ma anche qui con un po’ di pazienza e una certa pratica diventerà solo una questione di routine o un po’ di lavoro per il vostro pazientissimo commercialista.

Le criptovalute in Italia sono anche assimilabili a mezzi di pagamento,ma essendo peculiari strumenti di pagamento ricadono in uno specifico caso di esenzione IVA, previsto dall’art. 135, paragrafo 1, lett. e), della Direttiva 2006/112 in materia di IVA.

Riassumendo dunque le criptomonete sono soggette a imposta sui redditi ma non all’Iva

Ricordate di fare attenzione alla giacenza, considerare il vostro wallet come un libretto o conto corrente può aiutare e a redigere il quadro RW nell’Unico o nel vostro 730.

Come fare trading con le criptovalute

Con le criptovalute si può fare trading operando come con gli altre asset finanziari sui loro movimenti di prezzo

Come detto essendo una valuta e scambiata su mercati non regolamentati si può operare come nel Forex e bisogna mantenere la mentalità tipica per lo scambio delle materie prime. 

Ma come possiamo fare trading con queste?

Ci sono 2 modi per investire in criptomonete:

  • aprire un conto di trading con i CFD
  • tramite l’acquisto e la vendita delle valute sottostanti con gli exchange.

Degli exchange abbiamo già parlato. Approfondiamo qui come fare trading con le criptomonete.

I CFD o Certificati Per Differenza sono strumenti finanziari derivati. I CFD investono sull’andamento delle criptovalute senza possedere il valore reale del sottostante, tradotto: non si possiede la criptovaluta.

Per aprire CFD ci si deve rivolgere come nella contrattazione delle azioni e di altri titoli finanziari come futures ad un broker.

Come per tutti i CFD anche per le cripto si possono aprire posizioni:

  • long (buy) se si prevede che il valore della criptovaluta salirà
  • short (sell) se si prevede che il valore scenderà

Una prima raccomandazione da fare quando si apre una posizione e si opera con i CFD è che questi sono strumenti a leva. Significa che una leva percentuale aumenterà i guadagni e anche le perdite.

Operando con la leva si deve tenere in considerazione e calcolare anche il margine. Il margine è tipico di tutti gli strumenti a leva e potrebbe cambiare in base al broker e alla grandezza della size dell’operazione.

Il margine corrisponde ad una percentuale della posizione aperta. 

Chiariamo il tutto con un breve esempio.

Un’operazione di trading di bitcoin può avere il 50% di margine sul totale della size dell’operazione e si dovrà pagare tale margine per aprirla. 

Quindi se voglio aprire una posizione di 10.000 euro si dovrà depositare 5.000 euro.

Le criptovalute si negoziano in lotti di contratto o token di criptovalute e vengono usati per impostare la size di ogni operazione di trading.

Alcuni lotti rappresentano solo unità di base delle criptovalute. Sono così piccoli a causa della natura estremamente volatile delle criptovalute. 

Ci sono però anche grandi tagli è raro ma ci sono e dipende dalla valuta.

Iniziando a fare trading con le criptovalute ci troveremo di fronte ad uno Spread. 

Eh sì anche qui esiste tale elemento ma cos’è lo spread nelle criptovalute? Non è molto diverso dallo spread tradizionale così come lo abbiamo imparato a conoscere e dallo spread che viene applicato nei mercati finanziari. Per le criptomonete corrisponde alla differenza tra il prezzo buy e il prezzo sell della criptovaluta scelta. 

Quando si apre una posizione sul mercato delle criptovalute si deve scegliere il prezzo sia che si scelga un’operazione buy o sell. Aprendo una posizione buy il valore sarà leggermente superiore se short leggermente inferiore rispetto al prezzo di mercato. 

Lo spread oltre che per pianificare l’operazione è utile anche per scegliere il broker

Non serve che vi consiglio di scegliere i broker con spread più basso.

Come decidere se operare in criptovalute con exchange o con CFD? 

Se non si è esperti è preferibile utilizzare i CFD sfruttando la possibilità di imparare a trattare queste valute con i conti demo che offrono i broker e iscrivendosi a qualche corso base per impararne l’operatività.

 I CFD sono anche la soluzione migliore per chi inizia a fare trading o vuole fare trading in cripto ed ha un capitale limitato o ristretto.

Scopriamo ora cosa sono i PIP

Se avete iniziato ad operare con le criptovalute avrete sicuramente sentito parlare di PIP. No non sono una nuova strana droga o un cartone con un maialino maschio.

PIP sta per Price Interest Point. Si tratta di una grandezza peculiare del Forex, cosa che accomuna le cripto alle valute a corso legale, corrisponde all’ultima cifra decimale di una quotazione.

Si può dire che un pip è un 1/100 di un cent. 

Per esempio se il bitcoin è scambiato a 7.349 euro se poi viene scambiato a 7.350 euro sarà salito di un pip. Consiste proprio in un movimento digitale del prezzo su una base definita.

Alcune criptovalute però definiscono uno specifico valore per indicare la variazione di un pip per esempio centesimi o loro frazioni.

Prima di misurarle bisogna però accertarne il valore e informarsi dei dettagli operativi della piattaforma di trading utilizzata.

Per fare trading con le criptovalute ne viene da sé che bisognerà seguire le regole base del trading. 

Significa perciò prima di buttarsi nella mischia del compra e vendi di definire bene:

  • obiettivo
  • budget disponibile
  • profilo di rischio
  • strategia

Per quanto riguarda il profilo di rischio bisogna stare molto attenti. 

Le criptovalute sono estremamente volatili e bisogna stare attentissimi.

Abbiamo riportato il grafico dell’andamento ad un anno del bitcoin.

Come potete vedere a marzo 2019 era valutato 3.000 € ora a novembre 2019 è tra gli 8.000-9.000 euro.

La loro volatilità è uno dei punti di debolezza principale che tra l’altro come analizzato non permette a queste valute di poter diventare valute a corso legale a tutti gli effetti.

Certo anche le monete fiat sono soggette a svalutazione, ma dipendendo da uno Stato e non da singoli individui o monopoli di essi capite bene che il discorso è diverso.

La volatilità però è anche l’elemento che se sfruttato sapientemente consente di avere altissimi guadagni, molto più di altri strumenti finanziari quali azioni o obbligazioni.

Come detto si può investire in più di una criptomoneta diversificando o scommettendo su quale sarà la moneta del futuro.

A riguardo vi lasciamo questa immagine che spiega come diversificare un portafoglio in criptovalute. 

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Le principali criptovalute nel mondo

Ad oggi esistono oltre 2.186 monete virtuali pari a 228 miliardi di dollari di capitalizzazione.

Per questo prima di iniziare a investire o fare trading con le criptovalute si deve decidere quale criptovaluta trattare.

Delle oltre 2.000 criptovalute al massimo una decina sono quelle che conviene trattare.

Per decidere quale criptovaluta negoziare bisogna tenere ben presenti alcuni criteri:

  • l’emissione: il numero e il valore totale di emissione, cancellazione o perdita delle criptovalute;
  • la capitalizzazione di mercato: l’importo totale di tutte le valute in circolazione di quella moneta;
  • diffusione: la percezione degli utenti sugli sviluppi futuri del mercato e l’attuale uso, le transazioni e la diffusione della valuta stessa;
  • costo;
  • le informazioni in circolazione: le opinioni, l’autorevolezza su una criptovaluta e quanta copertura mediatica riceve;
  • l’integrazione:la capacità di adattamento e  integrazione all’interno di un sistema di pagamenti preesistente, come l’e-commerce;
  • gli eventi chiave: eventi di forte rilevanza quali aggiornamenti di codice, normativi, violazioni della sicurezza e rallentamenti economici.

Questi elementi oltre a influenzare la scelta di quale criptovaluta trattare sono variabili da tenere in considerazione in quanto possono influenzare l’andamento delle criptovalute, come se stessimo facendo un’analisi fondamentale.

Andiamo a vedere le criptovalute principali.

Intanto vi lasciamo valutando la tabella riassuntiva delle 25 criptovalute per capitalizzazione con affianco i loro andamenti da cui si coglie istantaneamente la grande volatilità.

10 Criptovalute da non perdere

Scopriamo quali sono le 10 criptovalute più importanti e innovative.

Bitcoin (BTC)

Bitcoin è il re incontrastato delle criptovalute la prima ad essere nata e la prima per valore di capitalizzazione.

Un bitcoin ad ottobre 2019 oscilla tra i 7.000 e gli 8.000 euro.

Pensate che nel 2017 un bitcoin valeva addirittura 20.000 euro, chi li ha comprati all’inizio e ha saputo tradarli bene ora ha di certo un piccolo tesoretto

I vari fork non ne hanno scalfito la diffusione, anzi ne hanno accentuato la notorietà.

I pareri dei singoli Stati e delle Autorità sovranazionali sono discordanti; c’è chi li guarda positivamente chi no e chi come la borsa di Chicago ha saputo cavalcare il trend e lanciare futures su bitcoin.

I bitcoin hanno un numero massimo si possono emettere solo 21 milioni di bitcoin.

Siccome nel 2013 già la metà era stata emessa ora il mining sta rallentando e si completerà l’emissione entro il 2040.

Considerato gli alti valori e la costante diffusione Brian Kelly fondatore di BKCM, importante società di asset management ha affermato: “il bitcoin può essere visto come l’oro digitale, il suo margine di rialzo è ora decisamente più elevato rispetto a quello dei prezzi dell’oro”. 

Ethereum (ETH)

Ethereum è da sempre considerata la criptovaluta antagonista a bitcoin.

Un po’ come Coca-Cola e Pepsi. 

Nasce nel 2014 per merito del russo Vitalik Buterin e si possono coniare fino a 92 milioni di token.

Oltre alla moneta digitale offre anche strumenti di smart contract, ovvero un sistema di contratti digitali che mira a facilitare i rapporti commerciali con contratti sicuri e non manipolabili.

Gli smart contract sono anche noti come dapps, strumenti tecnologici veramente interessanti. 

Ethereum Classic (ETC)

Ethereum Classic nasce da un fork di Ethereum.

Ha un algoritmo differente rispetto ad Ethereum per questo non può essere considerato una vera e propria sua evoluzione.

Litecoin (LTC)

Litecoin nasce nel 2011 da un fork del bitcoin da Charlie Lee, dipendente Google. 

A differenza di bitcoin sono disponibili 84 milioni di Litecoin e anche la velocità rispetto a bitcoin è diversa. 

La velocità è aumentata ancora di più nel 2017 quanto LTC ha iniziato ad usare il protocollo Segwit.

Al momento rispetto ad altre valute ha una capitalizzazione più stabile rimanendo tra le prime posizioni.

Ripple (XRP)

Ripple nasce ancora prima del bitcoin, nel 2004, ma viene lanciata nel 2013 da Chris Larsen e Jed McCalebe che volevano creare un sistema monetario centralizzato peer to perr e abbassare i costi di intermediazione delle transazioni.

In parte vi sono riusciti, molte banche sono interessate a questa tecnologia. 

E’ una delle alternative principali ad Ethereum e bitcoin. 

Si possono creare XRP fino ad un massimo di 100 miliardi di XRP e sono distribuiti soltanto da OneCoin in modo centralizzato e non non sono minabili.

Bitcoin Cash (BCH)

Bitcoin Cash è figlio di bitcoin nasce infatti da un fork della prima criptovaluta ad Agosto 2017 per migliorarne la velocità.

Se bitcoin supporta blocchi di 1MB Cash arriva a 8MB quindi è molto più veloce.

Il fork è servito anche per rafforzare la sicurezza. 

Molti erano scettici ma oggi è tra nella top five delle criptovalute più scambiate.

Per facilitarne la diffusione si è dato “in omaggio” a chi possedeva bitcoin un corrispettivo in bitcoin Cash.

Questa operazione ha aumentato il valore di entrambe le criptovalute.

Monero (XMR)

Monero è la valuta per chi vuole restare anonimo, il massimo del cripto. Nasce nel 2014 su un protocollo diverso di quello di bitcoin (cryptonote).

In più facendo dell’anonimato il suo punto di forza da giugno 2017 prevede il criptaggio non solo di mittente e ricevente, ma anche dell’importo emesso. Più cripto di così!

Dash (DSH)

Dash come Monero spicca per il forte anonimato che consente ma è anche una delle criptomonete più interessanti per storia.

Anch’essa come Monero nasce nel 2014 come Xcoin, dopo un mese cambia nome e diventa Darkcoin, la criptovaluta dark delle criptovalute.

Forse proprio per questo nome con influenze negativa passa al più bianco che non si può e prende il nome di Dash l’anno seguente.

In realtà il nome deriva dall’unione di “Digital” e “Cash”. Si basa come bitcoin su linguaggi open source e peer to peer ma a differenza di bitcoin sono disponibili sono 7 milioni di unità.

Evan Duffield, il papà di dash, ha creato i masternodes per gestire e distribuire i pagamenti tramite darksend. Chiunque può ospitare un masternode se ha come minimo mille Dash.

NEM (XEM)

NEM nasce nel 2015.

La sua peculiarità è di essere scritta in linguaggio di programmazione Java e C++ e di avere un sistema di criptaggio “Proof of Importance” validissimo contro gli hacker.

XEM ha un meccanismo tale che favorisce l’utilizzo della moneta e svantaggia l’accumulazione.

Oltre alla criptomoneta offre servizi di:

  • pagamento
  • messaging
  • asset
  • gestione di domini e brand

IOTA (IOT)

IOTA, forse meno nota ai più, è ottimizzata per l’internet delle cose (IoT, acronimo di “Internet of Things, IOT-A”).

Rispetto a Blockchain, IOTA cerca invece di puntare sulla leggerezza e sulla semplicità.

Punta alla scalabilità del web infatti IOTA non è minabile e non usa la blockchain ma il sistema Tangle.

Tangle semplifica molto il sistema dei blocchi. 

Queste sono ad oggi le principali criptovalute ma come detto ve ne sono più di 2.000 e cosa succederà nel corso degli anni rimane un mistero.

Fino a dieci anni fa questo intero mondo non esisteva affatto e molti player sono saliti alle stelle in tempi brevissimi e altrettanto velocemente crollati rovinosamente.

Approfondiamo in questo finale come si diffonde una criptovaluta e ricapitoliamo quali sono costi e benefici dell’operare con le criptovalute.

Vantaggi e criticità delle criptovalute

Che le criptomonete e la blockchain abbiano rivoluzionato per sempre il nostro mondo è ormai un dato di fatto.

Il settore è un settore in ascesa, selvaggio e in continua trasformazione

La sua imprevedibilità ne determina l’alta volatilità.

L’alta volatilità se garantisce a chi riesce a sfruttarlo grandi profitti può portare anche a perdite altissime e soprattutto improvvise.

Quante volte sono scoppiate inspiegabilmente crolli di bitcoin od Ethereum?

Un vantaggio invece nonché effetto positivo delle criptovalute è nell’introduzione ed utilizzo nelle aree geografiche meno avanzate di mezzi di pagamenti efficienti ed affidabili.

La velocità, l’efficienza nei pagamenti oltre all’inclusione finanziaria sono un potere e un beneficio unico di questi strumenti.

La loro eticità è macchiata invece dal vantaggio e svantaggio dell’anonimato.

L’anonimato che garantisce la tutela della privacy ha purtroppo diffuso l’uso di queste valute nel mondo della criminalità organizzata e non per coprire, finanziare o condurre attività illecite

La diffidenza verso le criptovalute tuttavia è ancora molta sia dal lato del singolo privato cittadino sia dalle istituzioni.

I vantaggi per i promotori finanziari sono dovuti all’assenza degli incentivi delle istituzioni finanziarie, garantendo una consulenza meno influenzata da interessi economici personali e non dell’utente in carico.

Al riguardo il settore bancario e finanziario è il più diffidente e riluttante, ma non può sottrarsi dalla lotta anche e soprattutto contro i big del tech.

Molti sono gli sforzi che stanno facendo per lo sviluppo e la conoscenza di questi strumenti temendo a ragione la forte concorrenza e riscrittura delle regole dell’intero sistema.

Di certo per le valute centralizzate e digitali ci sarà un futuro per quelle private e decentralizzate l’esito è meno certo.

Per le Autorità di vigilanza queste valute destano molti sospetti per il loro carattere decentralizzato, per il ruolo di aiuto alle attività criminali e delle truffe.

Per le Autorità sovranazionali e nazionali la diffusione delle criptovalute potrebbe cambiare le regole del gioco della politica monetaria portando ad una sua nuova riscrittura. 

In particolare si pensi all’inflazione al potere delle Banche centrali sull’influenza della circolazione della moneta per valutarla o svalutarne il potere e quindi essere di ausilio a politiche di incentivo o mantenimento. 

Oltre ai rischi a livello di politica monetaria le autorità temono il rischio di instabilità finanziaria che queste criptomonete contengono in sè fin dagli albori.

La mancanza di regolamentazioni e sistemi di tutela di questi nuovi strumenti e tecnologie si lega ad un maggiore impegno delle autorità stesse e a rischi per noi singoli consumatori.

I privati oltre a truffe e raggiri sono esposti a possibili ingenti perdite economiche per condotte fraudolente degli exchange e dei broker o delle ICO. 

La volatilità di questi strumenti, se non si sa come fare trading, acuisce ancora di più l’esistente probabilità di perdite. 

Privati, imprese ed autorità incorrono e devono essere pronti a combattere e regolamentare le minacce di cybercrime.

Ad ogni modo di fronte a questi svantaggi e minacce molte dovute a l’innovatività del sistema le criptovalute e la blockchain o distributed ledger technology possono rendere più efficace ed efficiente e trasformare il nostro sistema economico.

Di fronte alle evoluzioni del sistema economico d’altra parte anche il sistema politico istituzionale non può farsi trovare impreparato o soffocando l’innovatività del sistema.

Molto è stato fatto negli ultimi anni ma ancora ampia è la varietà degli approcci tra i Paesi e la mancanza di unitarietà.

Sicuramente con il tempo e una maggiore esperienza e affermazione di queste novità e del si potrà pensare alla diffusione di standard internazionali, accordi di cooperazione e best practice nei diversi campi. 

Ad ogni modo vista la semplicità nell’utilizzo, la loro efficienza e la sempre maggiore diffusione saper maneggiare la blockchain e fare trading in criptovalute potrebbe presto rivelarsi un fattore e una competenza strategica oltre che redditizia.

Se qualcuna delle criptovalute viste o una non ancora al top della classifica sarà la moneta del futuro meglio non farsi trovare impreparati.

Spero che questa guida completa alle criptovalute ti sia stata utile.

Se ho dimenticato qualcosa o volete altri approfondimenti scriveteci e fatecelo sapere nei commenti.

Alessandro Moretti

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