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Certificates: cosa sono e come funzionano

I certificates sono un prodotto molto spinto dagli istituti finanziari.

Vediamo come funziona e come mai viene promosso così tanto.

Sono degli strumenti a cui bisogna prestare particolare attenzione a causa della loro stessa natura, approfondiamo dunque cosa sono, il funzionamento, i rischi ed i costi.

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Cosa sono i certificates

Nascono tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90 in Germania, ma si diffondono in Italia solamente all’inizio del nuovo millennio.

Si tratta di prodotti d’investimento che si negoziano sul segmento Sedex di Borsa Italiana e su altri mercati regolamentati.

Quando ci troviamo di fronte ad uno strumento che è particolarmente popolare soprattutto fra gli investitori non professionisti, dobbiamo sempre chiederci perché.

Si tratta infatti di strumenti derivati e cartolarizzati che vengono emessi da specifici emittenti, come banche d’investimento.

I certificates sono costituiti, raccolgono in loro un basket di opzioni composto da moltissimi prodotti sottostanti diversi e spesso in gran parte Over The Counter.

Vi dovrebbe già suonare qualcosa sulla loro pericolosità.

Prima di investire perciò fate attenzione.

In Italia hanno ottenuto un discreto successo scopriamo come mai.

Perché a tanti risparmiatori italiani piacciono i certificates

Naturalmente il primissimo motivo è il fatto che gli emittenti ed i distributori, sostanzialmente il banchiere di fiducia, li spingono molto.

Quando non conosciamo qualcosa tendiamo a fidarci di persone che sembrano e sappiano più di noi, ma l’unica cosa che sanno di più è quanto ci guadagnano a rifilare i prodotti scadenti ai propri clienti.

Certo non è sempre così, diciamolo, ma in molti casi si.

I certificates sono un prodotto finanziario strutturato derivato difficile da capire e complesso.

Provate a cercare informazioni in merito a questo prodotto online in italiano o in inglese e non troverete molto.

Questo è un mix perfetto per far sì che il risparmiatore semplicemente si fidi del proprio advisor, perché sicuramente lui ne sa meglio di me.

Inconsapevolmente però il risparmiatore ha comprato un prodotto che garantisce sia all’emittente che al distributore dei margini di guadagno enormi i quali naturalmente sono i costi del cliente, sia in termini monetari veri e propri, come i corsi al collocamento, e in termini di opportunità come il dividendo.

Un altro motivo per il quale ai risparmiatori piacciono i certificates è che sembrano delle obbligazioni.

Un po’ di anni fa circa 20 – 30 anni fa in Italia si potevano tranquillamente trovare delle bellissime obbligazioni, che pagavano anche il 10% annuo.

Oggi non si trovano più.

Il risparmiatore però le obbligazioni le vuole, magari vuole anche una cedola sicura, cosa si può fare allora?

Comprare certificates con capitale parzialmente protetto, senza però rendersi conto che non stiamo proprio comprando un obbligazione, ma ci stiamo esponendo al rischio di perdere una grossa parte del nostro capitale.

I rischi sono svariati così come i costi, ma li vedremo più avanti.

Bisogna anche essere onesti però, nonostante la maggior parte dei certificates non siano buoni e non dovrebbero essere usati come prodotti di investimento specialmente da inesperti, ci sono alcune eccezioni che non li rendono proprio dei prodotti da buttar via.

Come sono strutturati

I certificates sono un prodotto derivato, cosa vuol dire derivato però?

La parola stessa ce lo suggerisce: i certificates derivano da altri strumenti finanziari.

Questo vuol dire che l’andamento del certificate è legato all’andamento di questo altro strumento finanziario.

E qual è questo altro strumento finanziario?

Sono le singole azioni, obbligazioni, commodities.

In gergo questo altro strumento finanziario si chiama sottostante.

Sostanzialmente quando analizziamo certificate noteremo che ci verrà detto qual è il sottostante.

Per esempio potremmo avere un certificate con sottostante Unicredit.

In questo caso l’andamento dei certificates sarà strettamente legato all’andamento delle azioni di Unicredit in borsa, ovviamente possiamo anche avere un certificates con molteplici sottostanti.

certificates

Chi crea un certificates

Questo contenitore o paniere viene creato dallo stesso emittente.

Questo può essere per esempio una banca o un istituto finanziario in generale come UBS, Deutsche Bank, JP Morgan.

I certificates vengono costruiti sulle opzioni, un altro strumento finanziario del quale parleremo sicuramente in futuro.

Gli istituti finanziari si occuperanno quindi di scegliere quali opzioni comprare.

C’è da notare che prevalentemente le opzioni che vengono inserite nel certificates non sono opzioni normali, infatti, sono praticamente irreperibili per il pubblico generico.

Sono quindi opzioni create da banche per banche.

Sostanzialmente se le vendono fra loro, ma come fanno in modo pratico a creare il certificates?

E soprattutto dove li trovano i soldi per comprare le opzioni?

Naturalmente gli istituti finanziari non fanno beneficenza, pertanto devono trovare una risorsa per finanziare l’acquisto delle opzioni.

Prima di capire però qual è questa risorsa, dobbiamo menzionare che quando un istituto finanziario vuole creare un certificate quello che farà è acquistare le azioni del sottostante, facendo così, riceverà quello che è il dividendo distribuito dall’azienda.

Con il guadagno ricevuto dal dividendo l’emittente comprerà poi le opzioni.

I costi legati ai certificates

Con questo capiamo già tre cose: la prima è che se l’azienda sottostante non ha il dividendo non può essere usata per creare certificates.

Semplicemente non ci sarebbero i soldi per comprare le opzioni.

Un secondo aspetto che possiamo capire è  che qui sta il primo guadagno per chi ha creato il certificates.

Spesso, infatti, il costo per comprare le opzioni non raggiunge l’ammontare di soldi ricevuti tramite i dividendi.

La differenza quindi fra i costi per comprare le opzioni ed il dividendo ricevuto è il primo guadagno, perché crea i certificates.

Un terzo aspetto è che il cliente che compra certificates dovrà rinunciare al dividendo.

Ovviamente se l’istituto finanziario si compra l’azione e riceve il dividendo, il cliente non potrà nuovamente riceverlo.

Questo in definitiva rappresenta il primo costo per il cliente.

Un altro costo che i clienti hanno è il prezzo del certificate al collocamento.

In modo abbastanza simile alle obbligazioni e alle azioni, i certificates vengono prima di tutto distribuiti agli investitori tramite banche.

Sostanzialmente chi ha creato certificate contatta altre banche chiedendogli di vendere il prodotto ai propri clienti.

Naturalmente quando compriamo certificati in questo modo, quindi al collocamento, dovremo pagare una certa somma di denaro.

Questa è pari a circa il 2% o 3%.

Questo significa che se compriamo un certificate a 100 euro in realtà vale 98-97.

Possiamo allora capire immediatamente che comprare i certificates a collocamento e un suicidio finanziario.

È uno degli errori più grandi, ma purtroppo molti investitori lo fanno, probabilmente spinti dai loro banchieri di fiducia.

Il mercato secondario

Come facciamo allora a comprare i certificates non al collocamento?

Come le obbligazioni e le azioni anche per i certificates esiste il mercato secondario.

Se un investitore non vuole più tenere il suo certificate e vorrebbe incassare il guadagno o la perdita data dall’andamento di questo certificate, può decidere di venderlo sul mercato secondario.

Lì ci saranno altri investitori oppure anche istituti finanziari che magari saranno disposti a comprarlo.

Per accedere a questo mercato secondario bisogna naturalmente contattare un broker o comunque una banca che abbia accesso al particolare exchange dove vengono scambiati quei particolari certificates, come menzionato il Sedex, per esempio.

Abbiamo detto diverse volte che quando parliamo di investimenti se c’è un rendimento ci deve anche essere un rischio, ma qual è allora il rischio o i rischi nei certificates?

Il primo rischio

Il primo rischio che possiamo incontrare è quello legato alla liquidità.

Siccome i certificati sono dei prodotti finanziari che vengono scambiati poco frequentemente sul mercato finanziario, potremmo incorrere in problemi di liquidità.

Cosa intendiamo però con questa frase?

I certificates non sono molto diffusi, non a tutti gli investitori piacciono, non tanti li conoscono e pertanto non tanti li comprano.

Quando vogliamo vendere un certificate che possediamo quindi potrebbe essere difficile farlo, perché magari non ci sarà una controparte disposta a comprare il nostro certificates e potremmo rischiare di non poterlo vendere del tutto.

Questo problema viene marginalizzato un poco dal fatto che per i certificates gli istituti finanziari si occupano di garantire una liquidità minima.

Questo vuol dire che se nessuno vuole comprare il nostro certificates loro potrebbero farlo, ma comunque se abbiamo una quantità troppo elevata di certificate nemmeno loro riusciranno a soddisfare la nostra richiesta di vendita.

Il secondo rischio principale

Un altro rischio principale, tra i tanti cui prestare attenzione, è secondo quello legato all’emittente.

Abbiamo detto che il certificates viene creato e venduto da istituti finanziari, quindi non è il sottostante, per esempio Fiat che crea e vende il certificate, ma è la Deutsche Bank o la UBS.

Poniamo il caso di avere proprio certificates creato da UBS con sottostante Fiat, se fallisce Fiat i nostri certificates potrebbero perdere un ingente somma, se non il totale del suo valore.

Questo è un rischio normale assolutamente accettabile se pensiamo alle obbligazioni o alle normali azioni abbiamo lo stesso identico rischio.

Che cosa succede invece se fosse UBS a fallire?

In questo caso il certificate non vale più nulla e ci verrà rimborsata forse solo una porzione di quello che abbiamo investito.

Se vogliamo fare un paragone è un pò come se fossimo obbligazionisti di UBS abbiamo sì qualche chance in più degli azionisti di ricevere il nostro investimento indietro, ma rimane comunque un forse e quindi il fallimento di UBS rimane un rischio.

Capiamo allora che con i certificates abbiamo due volte lo stesso rischio: uno per il fallimento di Fiat e uno per il fallimento di UBS.

Cosa che con azioni ed obbligazioni non avremmo.

Trasformati in un vero trader con il percorso da 0 a finalmente Trader, senza commettere quei terribili (e costosi!) errori che io stesso ho commesso 10 anni fa!

Sistema fiscale

I certificates sono sempre riconosciuti come redditi diversi perché pagano sempre importi aleatori.

Sono tassati come altri strumenti finanziari al 26% sulle plusvalenze e si possono usare per compensare le eventuali perdite ottenute su altri investimenti.

Qui potrai conoscere e capire come funzionano le tasse dei diversi strumenti finanziari.

Inoltre dal 2013 alcuni certificate, quelli con sottostante azioni italiane a capitalizzazione maggiore di 500.000 euro o loro panieri sono sottoposti alla tassazione sulle rendite finanziarie, la cosiddetta Tobin Tax.

Questa è di importo veramente basso poiché ridotta di 1/5 rispetto ai tradizionali prodotti su cui è applicata.

Voi li conoscevate i certificates? Sapete quali certificates evitare?

Fatemi sapere se li utilizzate e quali altri strumenti usate in alternativa qui nei commenti.

Alessandro Moretti

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