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Crolli di mercato: cosa fare e cosa non fare

Durante i crolli di mercato capire cosa fare e non fare è molto difficile.

Per esempio avete mai pensato a quanto il rischio sia relativo?

Ecco i 2 errori principali che si commette quando si investe nelle fasi ribassiste e un trucchetto mentale che ci nasconde il rischio.

I crolli di mercato quanto sono frequenti?

L’attuale fase di mercato è indubbiamente straordinaria, ma se torniamo indietro nella storia più vicina e passata tali fasi sono molto più frequenti di quanto pensiamo.

Se guardiamo un attimo ai mercati con un’ottica di medio lungo periodo possiamo vedere che ogni decade ha la sua grande crisi: pensate al 2008 o a quella di poco precedente del 2000.

Così come ogni secolo vive un momento particolarmente determinante e che forse poi ne condiziona i successivi sviluppi, in questo il riferimento non può che essere ad altri ruggenti twenties: la crisi del 1929.

Nel tempo in cui stiamo vivendo forse siamo stati abituati troppo bene, siamo, per quanto ora sfortunati, passati per un periodo di grande fortuna.

La decade del 2009 al 2019 è stata anch’essa unica nel suo sviluppo.

Un’epoca di quasi continui rialzi senza grossi shock, segnata solo da qualche ribasso e qualche piccola correzione.

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Di certo la fase che stiamo vivendo è gravissima e a spaventarci è appunto questa straziante emergenza sanitaria che si ripercuote naturalmente sull’economia e la finanza.

L’economia e la finanza sono scienze dell’uomo e se l’uomo sta male ovviamente non possono che rifletterne lo stato di malessere e paura.

La pandemia non può che essere così anche economico-finanziaria.

Questo si tratta sì, del peggiore ribasso della storia, ma mai prima d’ora siamo stati più ricchi e globalmente connessi.

Tutti gli errori che si fanno durante i crolli di mercato

Nel malessere, nel panico, nelle fasi incerte e critiche si commettono 2 gravi errori.

Il primo appunto, a rischio di cadere nella banalità, è il non attenersi alla propria strategia e ai propri obiettivi di investimento.

Strategia ed obiettivi che vanno definiti in situazioni di normalità, non durante il panico generale.

È in situazioni di normalità che devi strutturare un piano che prevede delle azioni specifiche da compiere anche nei casi straordinari come questo.

Se non hai delle regole chiare e definite che ti guidano anche in questi momenti, rischi di finire in balia del mercato. E quando sei in balia del mercato, perdi soldi.

Preso dal panico e dall’ansia corre a vendere ad esempio un ETF globale su cui ha un orizzonte temporale lungo anche di dieci anni o quindici anni.

Vanno a vendere un ETF globale che sul lungo termine gli darà un vantaggio e lo vendono anche in perdita.

Io farei il contrario comprerei e approfitterei di eventuali poi futuri rialzi, ma anche qui sempre valutando e analizzando e attenendomi al mio piano.

Il secondo errore più frequente è invece legato a quest’altro essere attratti proprio da questi ribassi.

Presi dalla fretta, dal vedere in sconto molte aziende che ai loro occhi sono le prossime best of del decennio o anche ventennio.

Un po’ come il Black Friday dove si corre a comprare di tutto per poi ritrovarsi con oggetti inutili o peggio da buttare.

Attratti da quelli che sono titoli solo apparentemente a sconto rischiano di caricarsi di rischi inutili, a sovraesporsi e ad acquistare singole aziende che potrebbero rivelarsi perdite certe nel breve e nel lungo periodo.

Questo ripeto non è investire, è scommettere e operando così le crisi diventano drammatiche.

Il rischio e la sua attenuazione

La percezione del rischio è molto influenzata dalla nostra mente per questo insisto sempre sull’importanza della gestione dell’emotività.

Questa durante i crolli di mercato diventa ancora più importante nel valutare cosa fare e cosa non fare.

La scarsa percezione del rischio è anche acuita da un altro fenomeno noto come “paradosso del recinto”.

Negli ultimi anni le normative, le regolamentazioni, le manovre economico finanziarie e le rassicurazioni che ci arrivano e che ci diamo, come appunto gli ultimi dieci anni di rialzi, ci fanno vivere in un senso di sicurezza che però è illusorio.

Si finisce per costruire una sorta di barriera, una recinzione che tiene lontano i pericoli che però continuano ad esserci.

Per carità qui è il paradosso: il senso e la ricerca di sicurezza sono sempre stati cercati dall’uomo.

Il vero problema è che sicuri di questi recinti finiamo per dimenticarci del rischio.

Quando poi arrivano momenti come questi cadere giù è facilissimo.

Un esempio di questo è nei Certificates a capitale condizionatamente protetto.

Questi hanno una barriera che protegge il capitale solo fino ad una certa soglia.

Se un investitore costruisce un portafoglio solo con questi strumenti è chiaro che commette un grandissimo errore.

Sono strumenti che in parte conservano il capitale e creano l’illusione della sicurezza e del rendimento grazie a piccole cedole.

L’investitore rassicurato da questa barriera opera tranquillamente, pensando che più di tanto male non può andare, ma, poi, in momenti come questi si ritrovano con grandi perdite.

La barriera, il recinto si rompe e loro rovinano giù proprio come in immagine.

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Cosa non fare nei casi di crollo dei mercati

L’errore peggiore che si fa in queste fasi è di farsi prendere dagli eccessi.

Oltre al panico penso in particolare alla frenesia.

Commette un errore chi si mette ad acquistare strumenti finanziari appunto “a sconto” che potrebbero ancora continuare a perdere o peggio fallire.

Altri invece, succubi dell’avidità e dell’apparente profitto facile, si lasciano prendere dagli strumenti a leva.

Long o short non importa.

Cercano di speculare o riappianare le perdite e finiscono per fare come detto più danni che guadagni.

Cosa fare nei crolli di mercato

Quindi i miei consigli per questi tempi di crisi e incertezza sono: attenetevi alle vostre regole definite in sede di pianificazione della strategia. Se non avete già delle regole prestabilite, vuol dire che non avete una strategia e quindi vuol dire che non dovete fare assolutamente nulla.

Agire senza un piano ben definito, costruito, testato e validato, non può portarvi da nessuna parte.

Lo diceva Macchiavelli:

“può la disciplina nella guerra più che il furore!”

E se non a me, almeno a uno stratega come lui direi che dovremmo dare retta.

Secondo non improvvisatevi professionisti, è difficile già in condizioni di “normalità” per uno bravo figuratevi in periodi di crisi e volatilità come quelli attuali.

Evitate di comprare strumenti per fretta o per emotività o spinti dai cosiddetti “sconti”.

I professionisti guardano al rischio, i dilettanti al rendimento.

Terzo meglio rimanere fermi e fuori anche settimane o anche mesi, non importa.

Meglio aspettare finché la situazione si tranquillizza e intanto studiare, pianificare o consultare qualcuno per definire la propria strategia di investimento e di operatività.

Qui ci sono altri 5 errori che commettiamo nel trading.

Buttarsi nell’occhio del ciclone ora e anche sperare di guadarci è lasciamelo dire un suicidio finanziario e di questi tempi non ne abbiamo bisogno.

E voi riuscite a tenere a bada le emozioni durante questi crolli di mercato?

Fatemi sapere cosa fate, cosa non fare nei crolli di mercato o quali strategie avete adottato per mantenere la lucidità.

Trasformati in un vero trader con il percorso da 0 a finalmente Trader, senza commettere quei terribili (e costosi!) errori che io stesso ho commesso 10 anni fa!

Alessandro Moretti

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