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Corso Di Analisi tecnica: guida step by step per utilizzarla al meglio

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analisi tecnica trading

In questo nuovo articolo andremo a vedere come utilizzare l’Analisi Tecnica per migliorare il tuo trading, dargli delle solide basi e diventare così un trader consapevole, efficiente e profittevole.

Gli argomenti e i temi da trattare sono tanti e di conseguenza l’articolo sarà abbastanza corposo, fortunatamente possiamo avvalerci dei numerosi video che ho pubblicato a riguardo.

Il mio consiglio è quello di non perderti nessuna di queste risorse.

Vuoi essere un trader profittevole?

Bene, vediamo lo strumento più importante di tutti, quello di cui non puoi assolutamente fare a meno! L’analisi tecnica!

Introduzione all’analisi tecnica

Vedo molti aspiranti trader che si buttano a capofitto nello studio delle candele giapponesi senza prima aver capito l’utilizzo e la funzionalità dell’Analisi Tecnica, senza aver letto un libro o magari senza aver fatto neanche un corso di analisi tecnica.

Prima di iniziare a fare trading devi necessariamente conoscere gli step che ti permettono di fare una corretta analisi tecnica dei mercati finanziari.

Questa è una competenza che devi avere sia che tu voglia fare analisi tecnica sul Forex, sia sul mercato azionario (italiano, europeo, americano), sulle commodity, o su qualsiasi altro strumento finanziario che necessiti di un’analisi.

Partiamo da uno dei principi fondamentali:

  • Un trend, una volta instaurato, è più probabile che prosegua nella sua direzione, piuttosto che la inverta, questa regola deriva dalla teoria di Charles Dow sviluppata nel 1900.

Seguendo questo principio cercheremo di individuare il trend in atto per poi operare nella sua direzione ipotizzandone il suo più probabile sviluppo futuro.

Analizzate tali fasi e lo sviluppo del trend si andrà a investire in quella direzione.

Ma andiamo con ordine perché sembra una cosa semplice, ma non lo è affatto.

I vantaggi dell’analisi tecnica

I vantaggi dell’analisi tecnica si possono riassumere in quattro punti:

  • Flessibilità
  • Adattabilità
  • Timing
  • Previsione economica

Analizziamo questi 4 punti fondamentali dell’analisi tecnica

FLESSIBILITÀ:

Può essere usata in qualsiasi arco temporale, operando nel breve, medio e lungo periodo.

La si può usare in:

  • intraday, quindi in operazioni che si aprono e si chiudono nell’arco di una giornata,
  • multiday, operazioni che durano da qualche giorno a qualche settimana,
  • operazioni di lungo termine, della durata di alcuni mesi o anni.

Quindi la si può utilizzare in un ottica di trading, a breve termine, o in un ottica di investing, e quindi di investimento a lungo termine.

ADATTABILITÀ:

La si può usare su qualsiasi strumento finanziario:

  • azioni (italiane, americane, ect),
  • indici,
  • materie prime (oro, argento, petrolio, ect),
  • Forex (cambi valutari, eur/usd, ect),
  • Cripto
  • ecc…

TIMING:

È ideale nella determinazione del tempo di ingresso e di uscita dal mercato.

Ti permette di capire quando dobbiamo comprare o vendere un titolo, lavorando sul movimento dei prezzi e analizzando il loro comportamento, riuscendo a trovare livelli chiave del mercato, in un determinato periodo.

Il timing di un’operazione è strettamente legato alla strategia che stai applicando per quella operazione.

Una buona strategia e un buon corso di analisi tecnica in seguito a questa introduzione che ti sto fornendo ora, è tutto quello che ti serve per diventare un trader profittevole nel tempo.

Anche io quando ero alle prime armi ho subito ingenti perdite, ma ora sono il secondo italiano di sempre ad aver conseguito il Master a livello internazionale IFTA 2019 per l’analisi tecnica.

È per questo che so bene quali sono le esigenze di un trader ed è per questo che i miei corsi di analisi tecnica hanno così tanto successo.

Ma andiamo avanti…

PREVISIONE ECONOMICA:

L’analisi tecnica può essere impiegata per fare previsioni economiche.

Per esempio analizzando il costo delle materie prime, può dirci molte cose sul futuro andamento dell’inflazione

Un loro aumento, presuppone una salita dei prezzi dei prodotti che porterà quindi a far aumentare anche l’inflazione.

Ora vediamo insieme il corretto utilizzo dell’analisi tecnica.

Supporti e resistenze come si tracciano esattamente sul grafico?

I supporti e resistenze, nel trading, rappresentano i 2 elementi essenziali dell’analisi tecnica e dell’analisi grafica, conoscerli e saperli interpretare è la base per poter diventare un trader profittevole nel tempo.

Dalla mia esperienza decennale di trader professionista ne ho viste di cotte e di crude sulle varie tecniche, assurde, usate per individuare supporti e resistenze sui grafici, per poter iniziare a fare trading online.

Per questo motivo ho sentito la necessità di fare, una volta per tutte, chiarezza su questo argomento tanto discusso, infatti voglio spiegarti le basi che ti permetteranno sin da subito, di essere in grado di capire come trovare e tracciare questi due livelli chiave di supporto e resistenza.

Vediamoli insieme!

Come individuare un supporto sul grafico?

Supporti: sono dei minimi di reazione, rappresentano livelli o aree dove la pressione in acquisto (domanda) è sufficientemente forte da sovrastare la pressione in vendita (offerta) arrestando, almeno temporaneamente, un downtrend (trend ribassista), o possibilmente invertirlo.

In altri termini rappresenta un’area di concentrazione di domanda (acquisto), tale per cui riesce ad assorbire l’offerta e quindi a sovrastare la pressione di vendita, arrestando il movimento ribassista dei prezzi.

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Come individuare una resistenza sul grafico?

Resistenza: sono dei massimi di reazione, rappresentano livelli o aree dove la pressione in vendita (offerta) è sufficientemente forte da sovrastare la pressione in acquisto (domanda) arrestando, almeno temporaneamente, un uptrend (trend rialzista), o possibilmente invertirlo.

Rappresenta cioè, un’area di concentrazione di offerta (vendita), tale per cui riesce ad assorbire la domanda e quindi ad sovrastare la pressione in acquisto, arrestando un movimento rialzista dei prezzi.

Come capire la forza di un supporto e di una resistenza?

Dopo avere individuato un supporto o una resistenza devi fare un passo in più rispetto la media dei trader là fuori.

No non devi fare complicati calcoli matematici, ma se vuoi veramente capire come cavolo si tracciano questi benedetti supporti e resistenze, devi conoscere 3 elementi fondamentali che ti aiuteranno a stimarne la loro forza.

  1. Volume: maggiori sono gli scambi avvenuti in un punto di inversione o area, e maggiore è la sua forza. Questo vuol dire che molti traders hanno dimostrato interesse in quell’area. Fare trading sui volumi non è poi così difficile se sai come farlo.
  2. Tempo: più recente è un supporto o una resistenza e più importante esso diventa nell’immediato, quindi più questi punti di reazione si trovano vicini e più sono affidabili. Probabilmente ci sono molti traders che sono coinvolti su quel determinato livello di prezzo e potrebbero influire sull’andamento del titolo, aprendo nuove posizioni o chiudendo quelle esistenti.
  3. Distanza di attraversamento: più lontano si muovono i prezzi da un livello di supporto o resistenza, più i traders si convincono di aver sbagliato la loro operazione ed hanno il desiderio di uscirne con il minimo loss.

Un falso mito sui supporti e resistenze

Scommetto che quello che ti sto per dire nessuno te lo ha mai detto:

Ogni volta che un supporto o una resistenza viene testata, una parte della sua forza viene rimossa. Maggiore è il volume con cui viene testato, maggiore sarà la forza rimossa. Solitamente al terzo attacco vengono rotti tali livelli.

Strano vero? 🙂

Capisco che da questa affermazione ti ho confuso le idee, ora ti spiego meglio rispondendo a questa importante domanda:

Come si comportano resistenze e supporti ogni qualvolta che vengono testati?

Corrisponde effettivamente a verità o rappresenta un falso mito, la teoria secondo cui un supporto o una resistenza acquisisce una forza e un’importanza direttamente proporzionale al numero di volte in cui viene testata?

E’ un falso mito!

Più volte un livello di supporto e/o di resistenza viene toccato, minore sarà la sua efficacia ad assorbire nuovi e successivi test.

Statisticamente al terzo test, i prezzi riescono a rompere il livello di supporto e/o resistenza.

Le statistiche, inoltre, evidenziano che a maggiori volumi corrisponde una più elevata probabilità di rottura di un supporto o di una resistenza.

Il problema è che noi non possiamo saperlo a priori quanto sarà forte quel livello ma lo scopriremo solo una volta avvenuta la rottura.

Come fare trading con supporti e resistenze

In ottica di trading, si va ad operare long alla rottura di una resistenza, quando c’è la conferma della direzione del trend rialzista.

Questa tipologia di operatività sui breakout, vuole che lo stop loss lo si posizioni in prossimità del minimo precedente più importante.

Poi nel caso in cui  il trend si sviluppi effettivamente nella direzione individuata, rompendo ulteriori e nuove resistenze, si andrà ad alzare dinamicamente lo stop loss inizialmente individuato.

E’ molto importante operare con questa modalità, perché permette di seguire interamente un trend andando progressivamente a modificare i livelli di stop loss, che da statici diventano dinamici.

Una precisazione: in caso di movimento di uptrend le resistenze violate invertono il loro ruolo diventando supporti; viceversa,  in un movimento di downtrend, i supporti rotti si trasformano in resistenze.

Principali pattern grafici di analisi tecnica

Vediamo insieme un importantissimo pattern grafico di inversione dell’analisi tecnica chiamato testa e spalle.

Essendoci un trend da invertire, la prima cosa da verificare in un testa e spalle é la presenza di un chiaro trend di provenienza.

Il pattern grafico: testa e spalle

Il pattern di inversione testa e spalle é composto da tre movimenti importanti:

  • Spalla sinistra (primo massimo rilevante)
  • Testa (secondo massimo più alto rispetto al precedente)
  • Spalla destra (terzo massimo più basso del massimo precedente identificato come Testa)

I volumi che si formano sulla testa devono essere più bassi dei volumi che si formano sulla spalla sinistra, avremo cioè volumi decrescenti durante la formazione della testa.

Nella figura di inversione testa e spalle, la rottura della trendline mostra il cambiamento del trend ma senza segnali di ingresso.

Dopo la rottura della trendline si deve formare la spalla destra, che più o meno è sullo stesso livello della spalla sinistra; é importante che la spalla destra non sia maggiore del massimo della testa.

Più piccola è la spalla destra, più bassi sono i volumi, più è importante il pattern di inversione e quindi il potenziale.

Una volta formata la spalla destra, si può disegnare la neckline, letteralmente linea del collo, ovvero la linea più importante che indica il livello da rompere per attivare il setup di ingresso.

Si traccia, unendo il minimo formato tra la spalla sinistra e la testa e il minimo formato tra la testa e la spalla destra, estendendola fino ad un eventuale rottura che indicherebbe il segnale di ingresso.

Come fare trading con il pattern testa e spalle

Nel pattern di inversione illustrato, il target si misura prendendo la distanza verticale dal massimo della testa fino ad arrivare alla neckline e si proietta nel punto di rottura della neckline, cioè nel livello di ingresso.

Lo stop loss va impostato sopra il massimo precedente alla rottura della neckline.

Il testa e spalla rialzista funziona alla stessa maniera ma rovesciato.

È più difficile da spiegare che da applicare, ma nei vari video che troverai sul nostro sito o nel super corso di analisi tecnica che ho preparato, avrai tutte le nozioni che servono in maniera semplice e pratica 😉

Le trendline: come tracciarle sul grafico in modo corretto?

Le trendline sono delle linee di tendenza, che identificano un trend.

Un trend è una successione di massimi e minimi crescenti (trend positivo o rialzista) o decrescenti (trend negativo o ribassista).

Un trend rialzista è una successione di massimi e minimi crescenti, infatti troveremo minimi di reazione maggiori rispetto a quelli precedenti, e anche massimi di reazione maggiori rispetto ai precedenti.

Le trendline pertanto non fanno altro che seguire questi trend.

Trendline rialzista:

Una trendline rialzista va disegnata unendo minimi di reazione crescenti. La rottura della trendline è molto importante, perché ti dice che il trend sta cambiando.

Trendline ribassista:

Una trendline ribassista va disegnata unendo i massimi di reazione decrescenti.

Scopri il percorso ultra semplificato per padroneggiare l’analisi tecnica

Le trendlines e i grafici

Per poter disegnare una trendline sono necessari almeno 2 punti.

Una trendline misura la pendenza del trend in un dato arco temporale.

Dai principi generali del trend deriva che:

  • Una volta che un trend ha assunto una certa pendenza, identificata da una trendline, solitamente tenderà a mantenerla.
  • E’ più probabile che il trend prosegua la sua direzione, piuttosto che la inverta.
  • Le trendline sono utili per individuare le estremità delle fasi correttive.
  • La rottura di una trendline è uno dei primi avvertimenti che il trend sta cambiando (attenzione non invertendo, ma semplicemente cambiando).
  • Un trend può cambiare da rialzista a neutrale e non necessariamente da rialzista a ribassista, c’è sempre una fase centrale neutra.
  • Quando vengono violate possono invertire temporaneamente il loro ruolo da livello di supporto a livello di resistenza e viceversa.

Come valutare la forza di una trendline

La forza di una trendline può essere valutata in tre modi:

  • Numero di test: più volte su una trendline si formano punti di inversione e maggiore sarà la sua forza, inoltre quando viene rotta maggiore è la sua importanza.
  • Lunghezza: più a lungo una trendline rimane inviolata e maggiore sarà la sua forza.
  • Pendenza: maggiore è la pendenza, minore sarà la sua importanza, in quanto il trend risulta essere meno sostenibile. Minore è la sua pendenza e maggiore sarà la sua forza, e di conseguenza, più importante sarà il suo breakout.

Come stabilire la validità di una rottura

Andiamo a stabilire la validità di una rottura di una trendline.

Esistono 3 tipi di filtri o criteri:

  • Prezzo: la trendline deve essere violata di almeno un 3% (prezzi di chiusura).
  • Volume: la violazione deve avvenire con un incremento sostanziale dei volumi (fatta eccezione per gli sfondamenti verso il basso). Perché i prezzi per salire hanno bisogno di un notevole incremento di volumi, mentre per scendere non necessariamente hanno bisogno di volumi elevati.
  • Tempo: la trendline deve rimanere violata per almeno 2 giorni, per avere quella rottura confermata.

I gap nell’analisi tecnica

I gap rappresentano una delle figure più importanti dell’analisi tecnica: sono dei vuoti di prezzo tra 2 candele (o barre) adiacenti.

Nel caso delle candele giapponesi, affinché si possa tecnicamente parlare di gap, non devono sovrapporsi né le shadow e né i real body (corpo) di due candele consecutive.

I gap, in generale, esprimono forza nella direzione del trend verso cui si verificano.

Quindi un gap-up esalta la forza di un movimento rialzista mentre un gap-down amplifica la forza di un movimento ribassista.

La leggenda secondo cui tutti i gap prima o poi devono chiudersi è clamorosamente falsa.

E’ bene tenere a mente di non operare mai contro la direzione del gap!

Operativamente è invece consigliato operare verso il trend.

Il gap, da un punto di vista tecnico, è una figura di continuazione, di conferma del trend in atto. Il vuoto “creato” intorno a sé funge da zona di supporto e/o resistenza.

A livello operativo è consigliabile posizionare gli stop loss leggermente sopra/sotto il gap.

Le varie tipologie di gap

  • Breakaway gap (gap di fuga): si verifica spesso all’inizio di un nuovo trend e fornisce un segnale di forza.
  • Runaway o measuring gap (gap di continuazione): si verifica nella fase centrale di un trend ed esprime forza.
  • Exhaustion gap (gap di esaurimento): si verifica al termine di un trend ed esprime debolezza.

Le altre tipologie di gap che non rientrano all’interno delle tre tipologie sopra elencate, vengono definiti gap comuni.

Sebbene si verifichino più frequentemente rispetto agli altri, generalmente non danno indicazioni operative.

Conoscere le varie tipologie di gap consente all’analista/trader di poter sfruttare importanti vantaggi nella sua operatività di trading.

Breakaway gap (gap di fuga)

E’ un gap che si verifica spesso al completamento di un’importante figura di inversione.

Ad esempio in un testa e spalle, la rottura della neckline, spesso avviene attraverso un breakaway gap.

Questa tipologia di gap si verifica frequentemente a contatto con livelli chiave, come supporti o resistenze.

La rottura di tali livelli, se avviene con un gap di fuga, assume ancora maggiore rilevanza.

Il movimento che segue la rottura di una trendline con un gap di fuga, spesso si trasforma in un’inversione del trend.

I gap di fuga generalmente sono accompagnati da forti volumi.

Spesso i breakaway gap non vengono chiusi da successivi movimenti correttivi.

Possono perciò rimanere aperti per anni, solo alcune volte vengono chiusi parzialmente.

Come regola generale, è possibile affermare che maggiore è il volume che segue la formazione del gap di fuga e minori sono le probabilità che esso verrà chiuso nelle candele successive.

Il breakaway gap  rappresenta una figura tecnica molto importante perché generalmente contribuisce a dare origine a trend forti e duraturi.

Quando si forma al completamento di un pattern importante come ad esempio un testa e spalla, alla rottura di un supporto, di una resistenza o di una trendline in presenza di elevati volumi, spesso non viene chiuso nei giorni e nelle settimane successive.

Il runaway gap (gap di continuazione)

Il runaway gap è anche detto gap di continuazione o di misurazione.

E’ una tipologia di gap che si verifica nella parte centrale di un trend.

Capita spesso di osservarli dopo la formazione di un gap di fuga (che si forma all’inizio di un trend).

Avvengono su volumi moderatamente elevati, di solito più contenuti rispetto a quelli che caratterizzano un gap di fuga.

Il runaway gap è una figura di continuazione del trend.

Un gap-up di continuazione in un trend rialzista indica forza.

Un gap-down di continuazione in un trend ribassista indica debolezza.

Vengono chiamati anche gap di continuazione in quanto, formandosi nella parte centrale di un trend, permettono di misurare un target minimo, calcolato come distanza tra l’inizio del trend e la formazione del gap.

Esempio: di fronte ad un gap-up di continuazione, per misurare il target minimo che possono raggiungere le quotazioni è sufficiente prendere la distanza che i prezzi hanno percorso, dal minimo, quindi dall’inizio del trend, fino alla formazione del gap, e proiettarla verticalmente verso l’alto.

Solitamente i gap-up di continuazione vengono lasciati aperti per molto tempo e vengono chiusi, solo parzialmente, da successive correzioni.

Una chiusura oltre il gap esprime debolezza (in caso di gap-up) o forza (in caso di gap-down).

Quindi è consigliabile posizionare sempre gli stop loss sotto/sopra la formazione del gap. In caso di un gap-up occorre posizionare lo stop loss sotto il gap, viceversa, in caso di gap-down.

Exhaustion gap (gap di esaurimento)

I gap di esaurimento sono quei particolari gap che si verificano nella parte finale di un trend.

Indicano generalmente un trend stanco, prossimo ormai all’epilogo, pronto all’inversione e si formano in presenza di volumi modesti, contrariamente ai gap di fuga che avvengono con volumi elevati e ai gap di continuazione che si realizzano con volumi moderatamente alti.

Gli exhaustion gap di norma vengono chiusi nel giro di pochi giorni, diversamente dai gap di fuga che non vengono quasi mai chiusi o parzialmente chiusi e dai  gap di continuazione che, invece, a volte vengono solo parzialmente chiusi.

In estrema sintesi non è difficile riconoscere come gap di esaurimento un gap che si è formato con volumi bassi dopo un gap di fuga e dopo un gap di continuazione.

Ricapitolando velocemente, un gap è un vuoto di prezzo che si forma tra una candela e quella adiacente o successiva.

Per “vuoto di prezzo” si intende la distanza non solo tra i due corpi delle candele ma anche delle shadow.

Quindi il vuoto di prezzo è l’area che si crea tra il minimo della prima candela e il massimo della candela successiva o viceversa.

Come fare trading con i gap di prezzo?

Se si è di fronte ad un gap down, figura tecnica che esprime la forza dei venditori, è consigliabile intraprendere un’operatività ribassista.

Mai operare contro il gap!

Dove posizionare lo stop loss?

L’area vuota che si è creata, agisce da supporto e/o resistenza. In questo specifico esempio agisce da resistenza.

Pertanto è possibile posizionare lo stop loss, sopra la formazione del gap, cioè al minimo della candela prima all’area di vuoto.

L’ island reversal – pattern di inversione

L’ island reversal è un pattern di inversione dell’analisi tecnica molto raro.

È formato da un gap iniziale e un gap finale e si contraddistingue per la sua grande affidabilità.

E’ un pattern grafico formato dalla successione di un gap di esaurimento seguito da un gap di fuga in cui, quest’ultimo, si forma in direzione opposta rispetto al gap di esaurimento.

E’ importante che i due gap, che devono formarsi a distanza di qualche giorno o al massimo qualche settimana, si formino in prossimità di livelli di prezzo similari.

Come riconoscere il pattern island reversal?

Il primo gap di fuga (che non è stato chiuso nei giorni successivi), si sviluppa alla rottura di un supporto ed è seguito da un aumento di volumi.

Poi il trend si sviluppa e genera un nuovo gap di esaurimento, con bassi volumi.

Ma nei giorni successivi il gap viene immediatamente chiuso e si inverte il trend principale: si forma un nuovo gap di fuga con alti volumi, che evolve in un nuovo trend rialzista o uptrend.

Prezzo di entrata: il livello minimo della prima candela dopo il gap.

Stop loss: il prezzo massimo dell’ultima candela prima del gap.

Indicatori di analisi tecnica: quale scegliere?

Gli indicatori di analisi tecnica sono molto importanti da utilizzare all’interno della tua strategia, ma li devi anche conoscere bene.

Qualche giorno fa ho ricevuto una mail da parte di un mio cliente che sta imparando la mia strategia in 10 step e mi ha chiesto:

“Mi trovo molto bene con l’indicatore stocastico perché segue le fasi del mercato, quindi oscilla insieme al mercato, ma vorrei sostituirlo al directional movement.”

Perché proprio il directional movement?

La sostanza di questa domanda è:

Qual è la differenza tra l’indicatore stocastico e directional movement? 

Ma prima di fare il confronto vero e proprio, occorre fare una doverosa premessa.

Ovverosia, devi sapere che ogni indicatore ha un ruolo diverso, ma soprattutto ci sono indicatori che funzionano in fasi di mercato diverse.

Quindi per prima cosa devi conoscere l’indicatore che stai utilizzando e devi sapere che cosa significa l’indicatore stesso e questo, eventualmente, nel corso di analisi tecnica lo capirai perfettamente.

Nello specifico non devi vedere l’indicatore solamente come una linea e basta, ma devi entrare nella logica che, l’indicatore, è semplicemente una linea che mostra in modo diverso un grafico, quindi semplifica l’andamento dei prezzi.

Questo perché, molto spesso, gli indicatori hanno come fonte proprio l’andamento dei prezzi, ovverosia mostrano l’andamento del mercato in maniera diversa per semplificarti la lettura del prezzo.

Capisci perché dico che prima di usare un indicatore lo devi conoscere e capire cosa ti mostra e come può aiutarti?

DIRECTIONAL MOVEMENT

Il directional movement è un indicatore detto “di filtro”, perché serve a farti capire se il mercato è in trend o se non è in trend.

STOCASTICO

Lo stocastico è un classico indicatore trendless, quindi che funziona bene nelle fasi di mercato senza trend.

Avrai sicuramente capito che sostituire il directional movement con lo stocastico non è possibile.

Non è possibile perché si va a sostituire un indicatore che funziona da filtro che mostra se il mercato è in trend oppure se non è in trend, con un indicatore che, invece, funziona soltanto nelle fasi senza trend.

Per cui si va a perdere quello che è un indicatore fondamentale (directional movement) a fronte di un indicatore che funziona solo in determinate fasi del mercato (stocastico).

Oltretutto la mia strategia è una strategia trend following per cui inserire un indicatore trendless (cioè un indicatore di ipercomprato e ipervenduto) non ha assolutamente senso.

Lo stocastico è un indicatore che segue bene le oscillazioni del mercato perché non fa altro che dirti, nel range minimo/massimo degli ultimi periodi, dove si trovano i prezzi.

Nello specifico, quando è alto ti dice che i prezzi si trovano sui massimi del range e quando è basso ti dice che, i prezzi, si trovano sui minimi del range.

Il directional movement invece ti mostra tutt’altre informazioni.

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Quale indicatore di analisi tecnica usare?

La risposta è: DIPENDE.

Lo so che potrà sembrarti banale, ma non so quale sia la tua strategia, non so se tradi i breakout, se segui il trend, se cerchi di anticipare il trend…

Insomma ogni indicatore di analisi tecnica deve integrarsi al meglio all’interno della tua strategia e al tuo modo di fare trading.

Ecco perché ti dico che, prima di usare un indicatore nella speranza di trovare la soluzione più semplice per fare trading, lo devi prima conoscere, poi puoi cercare di capire quale aiuto ti potrebbe dare nella operatività.

Il corso di analisi tecnica che ho creato va a colmare tutte queste esigenze.

Gli indicatori non sono solo delle linee che ti dicono dove comprare e dove vendere, gli indicatori li devi contestualizzare e soprattutto devi dargli un senso logico che si leghi alla tua strategia.

Lo stocastico può essere utilizzato all’interno di una strategia trendless, quindi di ipercomprato e di ipervenduto, ovverosia che compra nelle fasi senza trend (compri sui minimi e vendi sui massimi) in maniera rapida.

Questo a scapito di un peggior rapporto rischio rendimento che, nel tempo, tende a rendere improduttive le tue operazioni.

L’indice di forza relativa per studiare il trend di mercato

Era tanto tempo che volevo fare un articolo di approfondimento sull’indice di forza relativa per aiutarti a capire come studiare il trend di mercato.

Finalmente ci siamo

L’indice di forza relativa non è nient’altro che un rapporto tra 2 strumenti: 1 al numeratore e 1 al denominatore.

In sostanza, la forza relativa, è una semplice equazione.

La forza relativa viene così rappresentata da un valore che, susseguendosi giorno dopo giorno, crea una linea.

Una linea che oscilla illimitatamente sopra e sotto lo zero, ma che cosa ti dice questa linea?

Quando sta crescendo mostra che lo strumento al numeratore sta facendo meglio dello strumento al denominatore, viceversa quando decresce significa che lo strumento al denominatore sta facendo meglio di quello al numeratore.

La forza relativa, dunque, è un paragone tra 2 strumenti grazie al quale è possibile confrontare uno specifico strumento finanziario (es. un titolo) in relazione, per esempio, al suo mercato di riferimento (es. Eurostoxx).

Con la forza relativa puoi confrontare uno specifico settore contro il suo mercato di riferimento, così facendo puoi subito vedere se uno strumento sta sovra performando il suo mercato di riferimento o se lo sta sotto performando.

Il presupposto di base è che quando uno strumento sta sovra performando il suo mercato di riferimento è più probabile che continui a farlo piuttosto che il contrario.

L’andamento della linea di forza relativa può essere analizzata allo stesso modo con cui analizzi i prezzi, ovverosia puoi tracciare delle trendline per capirne il trend con relative rotture della stessa.

Per farti capire meglio come si usa l’indice di forza relativa, (che io stesso per primo uso nella mia strategia di trading per capire la forza di un titolo rispetto al suo mercato di riferimento), ti lascio qui sotto un webinar gratuito dove vado a spiegarti, anche e soprattutto, con esempi grafici, l’utilizzo di questo strumento.

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Il corso di Analisi Tecnica

Ora concedimi un attimo per illustrarti il corso di analisi tecnica che ho creato, così potrai farti un idea di quanta roba ci sia ancora dietro questo argomento!

È impossibile riuscire a spiegare bene tutto in un solo articolo, fidati che non basterebbe neanche un libro, ed è per questo che ho creato il corso di analisi tecnica.

Il corso di Analisi Tecnica è un percorso completo adatto sia a chi parte da zero sia ai più esperti che vogliono rafforzare le loro competenze.

Perché è completo?

Perché unisce teoria e pratica e ti permette di risparmiare tempo nella ricerca di altre risorse formative che risulterebbero superflue.

Infatti il corso di Analisi Tecnica ti fornisce già lezioni teoriche, tutorial, esercitazioni, indicatori e…

una strategia operativa subito applicabile!

Inoltre ho integrato le numerose lezioni riguardanti l’analisi tecnica con diversi bonus che ti faranno vivere il trading al meglio:

  • Come applicare Fibonacci
  • I grafici Renko, Point & Figure, …
  • Le divergenze
  • Come costruire una strategia
  • ecc …

Potevamo fermarci qui ma siamo andati oltre e, certi del’ altissima qualità, completezza e validità del corso, avrete anche la garanzia soddisfatti o rimborsati!

Evita di regalare soldi al mercato, inizia a fare trading in maniera consapevole e con gli strumenti giusti 😉

Come sempre, fammi sapere cosa ne pensi tra i commenti

Buon trading a tutti

Alessandro Moretti

Analisi tecnica

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