Vuoi imparare l'analisi tecnica senza sforzo? Scarica gratis le 22 video pillole di analisi tecnica.
menù

Certificates: cosa sono e come funzionano

Se li hai tanto sentiti nominare ma ti sei sempre chiesto “ma i certificates cosa sono?”

Ecco qua che in questo articolo rispondiamo a questa domanda, cosa sono i certificates e come funzionano?

Capito i certificates come funzionano passeremo a vedere la tassazione e i rischi connessi agli investimenti in certificates.

Cosa sono i certificates

Cominciamo con il dire subito cosa sono i certificates.

Nascono tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90 in Germania, ma si diffondono in Italia solamente all’inizio del nuovo millennio.

Si tratta di prodotti d’investimento che si negoziano sul segmento Sedex di Borsa Italiana e su altri mercati regolamentati.

Questi sono prodotti derivati cartolarizzati e per questo bisogna usarli con attenzione perchè vengono emessi da specifici emittenti, come banche d’investimento.

Quando ci troviamo di fronte ad uno strumento che è particolarmente popolare soprattutto fra gli investitori non professionisti, dobbiamo sempre chiederci perché.

I certificates racchiudono un basket di opzioni composto da moltissimi sottostanti diversi trattati spesso in mercati Over The Counter.

Essi investono in sottostanti di diverso tipo come:

  • azioni
  • panieri di azioni
  • indici azionari
  • materie prime

Sia in acquisto che in vendita, più avanti capiremo meglio i certificates come funzionano.

Le banche mettono in collocamento certificati finanziari per offrire agli investitori strumenti che gli permettono di raggiungere particolari obiettivi attraverso strategie di investimento, speculazione e copertura.

Per capire cosa sono i certificates e come funzionano immaginatevi un paniere di opzioni, queste vengono aggregate dall’emittente che poi mette in collocamento certificati finanziari per guadagnare sia dal lato investitore sia dall’andamento dell’opzione e dai dividendi dell’azione su cui il certificato finanziario è costruito.

Siccome i dividendi spettano alla banca, e costituiscono anche la principale fonte di guadagno dell’istituto che mette in collocamento certificati finanziari, essi non spettano all’investitore ma saranno invece usati dalle banche.

Certificates: le tipologie esistenti

Nel vostro chiedervi cosa sono i certificates e come funzionano vi sarete spesso imbattuti nel fatto che esistono due particolari tipologie di certificati.

Prima di vedere quali sono, dobbiamo parlare delle tre principali caratteristiche dei certificati finanziari.

Sono 3 le principali caratteristiche e in particolare:

  • la possibilità di replicare il sottostante
  • non sono soggetti a commissione di gestione
  • non distribuiscono dividendi

Cosa sono i certificates per ACEPI

In Italia considerata la particolare essenza dei certificati finanziari esiste l’Acepi – Associazione italiana certificati e prodotti di investimento.

Questa particolare associazione nata nel 2006 si preoccupa proprio di diffondere la cultura in Italia su certificati e prodotti di investimento simili, sia tra intermediari che tra investitori.

L’Acepi distingue tra 4 macroclassi di certificati:

  1.  strumenti a capitale protetto/garantito: digitali; express protection; butterfly; double win
  2. a capitale condizionatamente protetto: Airbag; Bonus; Cash Collect; Express Outperformance Condizionatamente Protetti; Twin Win
  3. a capitale non protetto: Benchmark; Discount; Outperformance
  4. a leva: fissa o dinamica

Ognuno di essi poi può essere articolato al suo interno in ulteriori classi e per questo è così difficile investire in certificates.

Scopriamo le due principali tipologie di certificati finanziari: senza leva e a leva.

certificates cosa sono

Quelli senza leva

La prima tipologia sono i certificates senza effetto leva o anche detti investment certificates.

Si tratta in particolare di certificati che replicano solo il sottostante e sono detti semplicemente benchmark.

certificates cosa sono

L’altra tipologia sono i certificates che, grazie ad opzioni di carattere accessorio, permettono di realizzare strategie di investimento più complesse.

Se vuoi investire in certificates potrai usare questi ultimi come strategia per una protezione parziale o totale del capitale o per cercare di ottenere in particolari condizioni di mercato performance migliori del sottostante.

Il collocamento dei certificati finanziari è iniziato dal 2004 sul Sedex  che distingue due classi.

Nel segmento dei certificati finanziari classe A trovano collocamento i certificati benchmark, mentre classe B per quelli con le opzioni.

Per investire in certificates di questo tipo è bene prendere a riferimento un orizzonte temporale di medio lungo termine.

Quelli con leva

I certificates con leva invece si distinguono in:

  • Bull 
  • Bear

Come funzionano i certificates bull lo dice il termine, puntano a investire sui rialzi del sottostante usando solo una piccola parte del valore necessario per comprare questo stesso.

Così acquistare certificates con leva di tipo bull significa acquistare il sottostante azionario e simili, e al tempo stesso accendere un finanziamento con chi lo ha emesso che ammonta al valore dello strike price.

Su questo ammontare paghiamo o anticipatamente o giorno per giorno un certo interesse.

Ma come funzionano i certificates bull?

Questi certificates hanno un livello di stop loss o barriera, che si trova sopra o a al livello dello strike, e che se raggiunto, lo estingue anticipatamente.

Si tratta di una soluzione astuta che permette all’emittente di rientrare  senza rischi del finanziamento dato all’investitore.

I certificates bear al contrario sono certificati finanziari che puntano sui ribassi.

Il funzionamento dei certificati finanziari bear è opposto al bull: si va a vendere il sottostante allo scoperto e si fa un deposito all’emittente che ha lo stesso importo dello strike price fino a che il certificato ha vita.

Come funziona il deposito?

Esso può essere sia fruttifero, con interessi scontati del prezzo del certificato anticipatamente, o giornaliero, oppure, caso più semplice, infruttifero.

Sia per i bear che per i bull le leve possono essere così continue o a scadenza, in maniera simile alle azioni.

Chi crea un certificates

Questo contenitore o paniere viene creato dallo stesso emittente.

Questo può essere per esempio una banca o un istituto finanziario in generale come UBS, Deutsche Bank, JP Morgan.

I certificates vengono costruiti sulle opzioni, un altro strumento finanziario del quale parleremo sicuramente in futuro.

Gli istituti finanziari si occuperanno quindi di scegliere quali opzioni comprare.

C’è da notare che prevalentemente le opzioni che vengono inserite nel certificates non sono opzioni normali, infatti, sono praticamente irreperibili per il pubblico generico.

Sono quindi opzioni create da banche per banche.

Sostanzialmente se le vendono fra loro, ma come fanno in modo pratico a creare il certificates?

E soprattutto dove li trovano i soldi per comprare le opzioni?

Naturalmente gli istituti finanziari non fanno beneficenza, pertanto devono trovare una risorsa per finanziare l’acquisto delle opzioni.

Prima di capire però qual è questa risorsa, dobbiamo dire che quando un istituto finanziario vuole creare un certificate quello che farà è acquistare le azioni del sottostante, facendo così, riceverà quello che è il dividendo distribuito dall’azienda.

Con il guadagno ricevuto dal dividendo l’emittente comprerà poi le opzioni.

Cosa sono e come funzionano i certificates spiegato in modo semplice

Capito i certificates cosa sono e come funzionano o resta una bella domanda?

Cerchiamo di capirlo in maniera più semplice.

Bisogna essenzialmente capire il tipo di certificato perchè a seconda del tipo di certificato funziona diversamente il rischio ad esso legato.

La parola stessa, la definizione di certificates, ce lo suggerisce: i certificates derivano da altri strumenti finanziari.

Questo vuol dire che l’andamento del certificate è legato, lo abbiamo visto, all’andamento di un altro strumento finanziario.

E qual è quest’altro strumento finanziario?

Sono le singole azioni, obbligazioni, commodities.

In gergo questo strumento finanziario si chiama sottostante.

Sostanzialmente quando analizziamo il certificate noteremo che ci verrà detto qual è il sottostante e questo è importantissimo conoscerlo per sapere come funzionano.

Per esempio potremmo avere certificates con sottostante Unicredit.

In questo caso l’andamento dei certificates sarà strettamente legato all’andamento delle azioni di Unicredit in borsa, ovviamente possiamo anche avere un certificates con molteplici sottostanti.

Infografica riassuntiva

Quello che a voi interessa è capire lo strike price, il prezzo di riferimento e spot del certificato e il profilo di rimborso di un certificato finanziario a seconda del tipo di categoria e del tipo barriera se parziale.

I costi legati ai certificates

Con questo capiamo già tre cose: la prima è che se l’azienda sottostante non ha il dividendo non può essere usata per creare certificates.

Semplicemente non ci sarebbero i soldi per comprare le opzioni.

Un secondo aspetto che possiamo capire è che quello è il primo guadagno per chi ha creato il certificates.

Spesso, infatti, il costo per comprare le opzioni non raggiunge l’ammontare di soldi ricevuti tramite i dividendi.

La differenza quindi fra i costi per comprare le opzioni ed il dividendo ricevuto è il primo guadagno per chi crea i certificates.

Un terzo aspetto è che il cliente che compra certificates dovrà rinunciare al dividendo.

Ovviamente se l’istituto finanziario compra l’azione e riceve il dividendo, il cliente non potrà nuovamente riceverlo.

Questo in definitiva rappresenta il primo costo per il cliente.

Un altro costo che i clienti hanno è il prezzo del certificate al collocamento.

In modo abbastanza simile alle obbligazioni e alle azioni, i certificates vengono prima di tutto distribuiti agli investitori tramite banche.

Sostanzialmente chi ha creato certificate contatta altre banche chiedendogli di vendere il prodotto ai propri clienti.

Naturalmente quando compriamo certificati in questo modo, quindi al collocamento, dovremo pagare una certa somma di denaro.

Questa è pari a circa il 2% o 3%.

Questo significa che se compriamo un certificate a 100 euro in realtà vale 98-97.

Possiamo allora capire immediatamente che comprare i certificates a collocamento può essere un errore in alcuni casi.

Il mercato secondario

Come facciamo allora a comprare i certificates non al collocamento?

Come le obbligazioni e le azioni anche per i certificates esiste il mercato secondario.

Se un investitore non vuole più tenere il suo certificate e vorrebbe incassare il guadagno o la perdita data dall’andamento di questo certificate può decidere di venderlo sul mercato secondario.

Lì ci saranno altri investitori oppure anche istituti finanziari che magari saranno disposti a comprarlo.

Per accedere a questo mercato secondario bisogna naturalmente contattare un broker o comunque una banca che abbia accesso al particolare exchange dove vengono scambiati quei particolari certificates, come menzionato il Sedex, per esempio.

Abbiamo detto diverse volte che quando parliamo di investimenti se c’è un rendimento ci deve anche essere un rischio, ma qual è allora il rischio o i rischi nei certificates?

Collocamento certificati finanziari

Come detto il collocamento dei certificati finanziari avviene sul Sedex di Borsa Italiana  o sul Cert-X di EuroTLX.

Il tipo di collocamento su Borsa Italiana avviene su segmenti diversi a seconda della tipologia di certificati che cercate per investire.

certificati di investimento

I certificates come funzionano le tasse

I redditi dei certificati finanziari rientrano ad oggi tra i redditi diversi e ciò consente di poter compensare eventuali minusvalenze maturate, il che in tempi di ribasso di mercato rende i certificati utili per contare non solo sull’eventuale reddito dell’investimento, ma anche di usare questo per coprire le perdite che avete sul portafoglio.

Le tasse dei certificati finanziari sono come per altri prodotti del 26%, l’unica eccezione è nel caso in cui il certificato vi stacchi la cedola che sarà considerata reddito da capitale.

Qui potrai conoscere e capire come funzionano le tasse dei diversi strumenti finanziari.

Inoltre dal 2013 alcuni certificate, quelli con sottostante azioni italiane a capitalizzazione maggiore di 500.000 euro o loro panieri sono sottoposti alla tassazione sulle rendite finanziarie, la cosiddetta Tobin Tax.

Questa è di importo veramente basso poiché ridotta di 1/5 rispetto ai tradizionali prodotti su cui è applicata.

Investire in certificates

Investire in certificates come abbiamo detto può essere molto difficile e per questo è meglio approfondire davvero in maniera esaustiva o anche affidarsi al proprio consulente finanziario.

Inoltre quest’ultimo avendo conto del vostro portafoglio capirà meglio di voi se è opportuno o meno procedere con questo investimento.

I certificates infatti come detto viste le caratteristiche fiscali può essere usato anche per compensare le eventuali minusvalenze accumulate nel tempo.

Se le avete fatte per investimenti sbagliati beh allora rivolgervi a un consulente è operazione non più rimandabile.

Se avete una carie continuate ad averla fino all’ascesso o pure preferite curarla e non avere più dolore?

Investire in certificates consente oltre a recuperare le minus anche con quelli a leva di fare trading con strategie di investimento in certificati finanziari sia short che long.

I certificate a leva però rimangono un prodotto molto pericoloso e dedicato solo a chi ha una grande preparazione tecnico – finanziaria molto speculativa.

Se invece il vostro obiettivo è l’investimento allora investire in certificates senza leva è la strategia migliore.

vantaggi dei certificates

Perché a tanti risparmiatori italiani piacciono i certificates

Naturalmente il primissimo motivo è il fatto che gli emittenti ed i distributori, sostanzialmente il banchiere di fiducia, li spingono molto.

Quando non conosciamo qualcosa tendiamo a fidarci di persone che sembra ne sappiano più di noi, ma l’unica cosa che sanno di più è quanto ci guadagnano a rifilare i prodotti scadenti ai propri clienti.

Certo non è sempre così, diciamolo, ma in molti casi si.

I certificates sono un prodotto finanziario strutturato derivato difficile da capire e complesso.

Provate a cercare informazioni in merito a questo prodotto online in italiano o in inglese e non troverete molto.

Questo è un mix perfetto per far sì che il risparmiatore semplicemente si fidi del proprio advisor, perché sicuramente lui ne sa più di voi.

Inconsapevolmente però il risparmiatore ha comprato un prodotto che garantisce sia all’emittente che al distributore dei margini di guadagno enormi i quali naturalmente sono i costi del cliente, sia in termini monetari veri e propri, come i costi al collocamento, e in termini di opportunità come il dividendo.

Un altro motivo per il quale ai risparmiatori piacciono i certificates è che sembrano delle obbligazioni.

Un po’ di anni fa circa 20 – 30 anni fa in Italia si potevano tranquillamente trovare delle bellissime obbligazioni, che pagavano anche il 10% annuo.

Oggi non si trovano più.

Il risparmiatore però le obbligazioni le vuole, magari vuole anche una cedola sicura, cosa si può fare allora?

Comprare certificates con capitale parzialmente protetto, senza però rendersi conto che non stiamo proprio comprando un obbligazione, ma ci stiamo esponendo al rischio di perdere una grossa parte del nostro capitale.

I rischi sono svariati così come i costi e li vedremo poco più avanti dettagliatamente.

Bisogna anche essere onesti però, nonostante la maggior parte dei certificates non siano buoni e non dovrebbero essere usati come prodotti di investimento specialmente da inesperti, ci sono alcune eccezioni che li rendono prodotti interessanti.

Rischi di investimento

Sono essenzialmente tre i rischi di investire in certificates.

Come molti altri prodotti finanziari il primo è il rischio emittente ossia che la banca emittente diventi insolvente.

In caso di fallimento il certificato viene liquidato anticipatamente rispetto alla scadenza e considerando il valore di mercato.

Secondo rischio è il rischio spread denaro – lettera più alto rispetto ad altri titoli di investimento.

Terzo ed ultimo rischio quello di prodotto, se è a capitale non protetto ovviamente si rischia di perdere il capitale e lo stesso a seconda del tipo di barriera cui il certificato finanziario è legato.

Per questo sono uno strumento tanto affascinante e investire in certificates soprattutto se si hanno delle minusvalenze è fenomenale però il fatto di essere derivati, che esistono molte tipologie comporta che bisogna prestare molta attenzione nel farlo e affidarsi a consulenti in caso di dubbio.

Ma approfondiamo meglio i rischi di investire in certificates, perchè capito i certificates cosa sono e come funzionano è importante prima di investire in certificcates conoscere bene gli eventuali rischi.

Il primo rischio di investire in certificates

Il primo rischio che possiamo incontrare è quello legato alla liquidità.

I certificati sono dei prodotti finanziari che vengono scambiati poco frequentemente sul mercato finanziario, potremmo incorrere in problemi di liquidità.

Cosa intendiamo però con questa frase?

I certificates non sono molto diffusi, non a tutti gli investitori piacciono, non tutti li conoscono e pertanto non tutti li comprano.

Quando vogliamo vendere un certificate che possediamo quindi potrebbe essere difficile farlo, perché magari non ci sarà una controparte disposta a comprare il nostro certificates e potremmo rischiare di non poterlo vendere del tutto.

Questo problema viene marginalizzato un poco dal fatto che per i certificates gli istituti finanziari si occupano di garantire una liquidità minima.

Questo vuol dire che se nessuno vuole comprare il nostro certificates loro potrebbero farlo, ma comunque se abbiamo una quantità troppo elevata di certificate nemmeno loro riusciranno a soddisfare la nostra richiesta di vendita.

Il secondo rischio dei certificates

Un altro rischio principale, tra i tanti cui prestare attenzione, è quello legato all’emittente.

Abbiamo detto che i certificates sono creati da istituti finanziari, quindi non è il sottostante, per esempio la classica Fiat che crea e vende il certificate, ma è la Deutsche Bank o la UBS per esempio.

Poniamo il caso di avere proprio un certificates creato da UBS con sottostante Fiat, se fallisce Fiat i nostri certificates potrebbero perdere un ingente somma, se non il totale del suo valore.

Questo è un rischio normale assolutamente accettabile se pensiamo alle obbligazioni o alle normali azioni abbiamo lo stesso identico rischio.

Che cosa succede invece se fosse UBS a fallire?

In questo caso il certificate non vale più nulla e ci verrà rimborsata forse solo una porzione di quello che abbiamo investito.

Se vogliamo fare un paragone è un pò come se fossimo obbligazionisti di UBS, abbiamo sì qualche chance in più degli azionisti di ricevere il nostro investimento indietro, ma rimane comunque un forse e quindi il fallimento di UBS rimane un rischio.

Capiamo allora che con i certificates abbiamo due volte lo stesso rischio: uno per il fallimento di Fiat e uno per il fallimento di UBS.

Cosa che con azioni ed obbligazioni non avremmo.

Investire in certificates non è adatto a tutti, richiede formazione e cautela per questo informatevi bene e in caso chiedete ad un consulente come è meglio procedere perchè non è detto vi servano per raggiungere i vostri obiettivi finanziari, anche in presenza di minus.

Qui trovate un ulteriore trucchetto se volete investire in certificates per scegliere i più adatti: Quali certificates evitare

E voi investireste in certificati finanziari?

Fatemi sapere cosa ne pensate di questo strumento nei commenti.

Trasformati in un vero trader con il percorso da 0 a finalmente Trader, senza commettere quei terribili (e costosi!) errori che io stesso ho commesso 10 anni fa!.

Alessandro Moretti

Lascia un Commento

0Commenti

    Lascia un commento