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Tassazione sul Capital Gain: come funziona?

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La tassazione sul capital gain come funziona?

Scopriamo la tassazione sul capital gain, su titoli di Stato e in generale.

Capital Gain, cos’è?

Capital Gain significa il guadagno in conto capitale e indica proprio il profitto che avete ottenuto se le azioni che avete comprato sono aumentate e le avete vendute a di più di quanto le avete comprate inizialmente.

Indica perciò la differenza tra il prezzo di vendita o rimborso e quello di acquisto e sottoscrizione.

Un altro modo per definire il capital gain è il termine plusvalenza.

La plusvalenza e il capital gain sono solo parte del rendimento totale di alcuni investimenti.

Ad esempio in azioni ed obbligazioni dividendi e cedole incrementano i rendimenti finali.

A seconda del tipo di strumento cambia anche la tassazione sul Capital Gain.

Tassazione sul capital gain: come si calcola

A normare la tassazione sul capital gain è il decreto legge 66 del 2014.

Questo decreto ha alzato l’imposta su capital gain.

Prima del decreto l’imposta su capital gain era del 20% con il decreto Renzi- Spending review, l’imposta su capital gain è ora al 26%.

Ma non per tutti gli strumenti sono tassati allo stesso modo.

Come si calcola l’imposta su capital gain?

La tassazione sul capital gain si calcola a seconda del momento in cui si acquista e si vende un titolo.

Il capital gain si conta sottraendo dal prezzo di vendita pulito delle commissioni il prezzo di carico o di acquisto con le commissioni.

E se un titolo è stato acquistato in più periodi?

In questo caso la tassa capital gain viene conteggiato su una media ponderata.

Si calcola la tassa capital gain su un prezzo medio dato dalla media dei prezzi su ogni operazione d’acquisto e pesato poi sulle quantità acquistate.

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Day trading: come conteggiare la tassa capital gain?

Se in un giorno solo si aprono e chiudono più operazioni in acquisto e in vendita il prezzo medio di vendita e di acquisto è dato dalla media dei prezzi di ogni operazione pesata per le quantità comprate o vendute.

Se i valori finali di vendita e compravendita sono positivi, e ci auguriamo di sì, allora avrete ottenuto il capital gain e applicarvi l’imposta specifica.

Nel caso delle azioni la tassazione sul capital gain è pari al 26%, ma vi sono delle eccezioni in termini di imposta su capital gain.

ETF tassazione capital gain

Oltre alle azioni scontano una tassazione su capital gain pari al 26% anche fondi comuni e ETF.

ETF tassazione capital gain è uguale alle azioni, elemento che avvicina ulteriormente i due strumenti di investimento.

Per i fondi comuni la tassazione varia a seconda della composizione del portafoglio, ma la vedremo approfonditamente in un altro articolo molto presto.

Titoli di Stato e tasse

La tassazione  su titoli di Stato secondo la normativa ad oggi è fissa al 12,5% della plusvalenza.

Hanno questa tassazione titoli di Stato come BOT – BTP e CCT, ma anche titoli emessi da regioni, province e comuni e le obbligazioni di Stati esteri rientranti nella white list.

Ulteriore eccezione alla regola sono i titoli emessi dalla World Bank e dalla BEI.

Vi lasciamo una bella infografica di Borsa Italiana che riassume bene quanto fin detto:

tassazione capital gain

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Le eccezioni

Nel caso dei fondi comuni la tassazione può in alcuni casi essere inferiore al 26% e lo stesso vale per alcuni particolari ETF.

A seconda della composizione del portafoglio si farà nuovamente una media tra i titoli investiti in strumenti azionari e sottoposti a tassazione del 26% e titoli obbligazionari di Stato, cui si applica l’imposta capital gain del 12,5%.

Una piccola eccezione sono invece i PIR dove, a fronte di almeno due terzi di detenzione del prodotto, la tassazione sul capital gain è agevolata e a patto che risultiate residenti in Italia.

In questo caso non si pagherà alcun imposta su capital gain.

Ricordate invece che sulle minusvalenze, ossia nel caso in cui perdete e dalla compravendita di azioni, non traete alcun profitto non avrete alcuna tassa.

Il capital loss, opposto del capital gain, indica la perdita al netto di interessi e altri oneri.

Non tutte le minusvalenze sono uguali.

Le minusvalenze derivanti da redditi diversi generano un credito fiscale.

Ciò significa che possono essere compensate entro 4 anni dal realizzo della minusvalenza.

In questo modo si può usare la reddita per attutire e ridurre la tassazione dovuta alle plusvalenze future compensando così la perdita.

Il capital loss derivante da redditi di capitale come ETF e fondi comuni non possono essere portati in compensazione.

E voi cosa ne pensate? Riuscite a regolarvi anche con le tasse quando fate trading?

Scrivetemi per approfondire.

Alessandro Moretti

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